[StupidAdvertising]
Caro direttore marketing, perchè mi pigli per il culo?
 




martedì, marzo 20, 2007

Sono passati anni dal primo post, mio figlio allora guardava le figure, ora scrive in Html, adesso up&down-na  byte che è una bellezza.
Il tempo scorre, sono nate cose nuove, nonsoloblog.
Una di queste novità è Ning.com, piattaforma ideale per la creazione di uno spazio Web a disposizione della "gente": il social-network-personal-site.

BlackSheep_whmd

Su Ning.com ho una nuova casa, aperta per gli amici, è comoda e se ti va potrai interagire con me in maniera più completa e soddisfacente di un commento ad un post.
L'importante è che ti senta anche tu Snob naif.
Vecchio o nuovo amico, vieni a trovarmi, ti aspetto!
Pampurio
 

lo manda Pampurio | 23:47 | commenti (4)

domenica, marzo 06, 2005

Otello Card PT.2. 

Qui la Parte 1 (per capire meglio)

Immaginiamoci ora questa situazione: l'Otello Card è in funzione da almeno un anno, ci sono già migliaia e migliaia di consumatori che per le loro compere vanno sempre più spesso nei negozi di commercianti indipendenti dalle grandi catene.
I bottegai non sanno chi sono questi nuovi clienti che arrivano sempre più frequentemente, ma sono pronti a fare sconti appena sentono "Otello Card", perchè sono sicuri di recuperare il minor margine con l'aumento delle vendite, il tutto senza spendere soldi in pubblicità e senza premi da distribuire.

La svolta strategica della funzione dell'Otello Card avviene nel momento in cui il fenomeno cessa d'essere marginale e la notizia arriva, per esempio, negli uffici marketing della GDO.

Tra le prime reazioni dei manager ci sarà la curiosità, poi un breve periodo dove si noteranno atteggiamenti distaccati e di sufficienza, ma alla fine, quando arriveranno i primi dati che esprimeranno la potenza del nuovo "nemico", espressa in qualche 0,1% in meno in proiezione (trend) da paura su cifre di milioni di euro di fatturato, si passerà al panico.

"Qui si mangiano i nostri titolari fidelity!" " Addio ai cluster, si sfaldano i budget"

Dopo il panico, la reazione. "Chi è il nemico?"
Non è un competitor, ma il target stesso: IL CLIENTE!
Come fare? Stroncarlo non si può, blandirlo è rischioso: è furbo, si sta facendo molto furbo.

"Cosa cerca il CLIENTE? Perchè ci ha lasciato?"

Mentre frotte di dirigenti da 5000 euro al mese di stipendio netto (più Bmw aziendale, segretaria personale e megaufficio con tre finestre e due tavoli da riunione) pensano al da farsi, scatta la fase due della Otello Card.

I leader SACAI sanno quando è il momento di farsi sentire.
Si presentano ai signori del mass-market e fanno la loro richiesta: vogliono sconti extra per chi ha l'Otello Card, superiori e in aggiunta a quelli già praticati a chi ha la fidelity ufficiale della catena.
Prendere o lasciare: nessun costo fisso, nessuna royalti, nessun regalo da fornire. Solo uno sconto in più per avere un cliente che altrimenti non viene più.

Non esiste un manager della GD che rinuncia a nuovi fatturati: l'offerta viene accettata e per un po' la cosa funziona, ma i clienti delle vecchie fidelity scoprono che hanno meno sconti senza l'Otello Card e s'incazzano.
Scatta la gelosia. Otello esce allo scoperto! Anche lui vuole la Card.

In breve tempo tutti i consumatori sono Otellati.
La lista è completa, immensa, potente.

Da quel momento è possibile far fallire chi non si piega ai voleri della massa.
O lo sconto che dico io, o la fine: nessuno in negozio. Per sempre.

Inizia l'incubo peggiore per il mercato: la domanda che regola "davvero" l'offerta.

Raga, state in orecchio.
Appena l'Otello Card arriverà, si prevedono uccelli per diabetici per molti commercianti!

lo manda Pampurio | 17:30 | commenti (21)

venerdì, dicembre 17, 2004

Vito è da salvare.

Vito terminerà il 30 dicembre.
Se non facciamo nulla per tenerlo acceso.

Vito è un pc che fa un programma in radio.
Vito ha un sito Web dove resta quello che dice, c'è posto per chi vuole dire altro.

Scritto da uno, letto da un altro, diretto da qualcuno.

Trasmette su RIN(occhio al sito, è in Flash, dù palle..)
Vito lo senti alle 18.

Vito è diverso, è una voce da ascoltare. Per pensare.

Fate propaganda per salvare Vito.

Dopo ci mancherà.




lo manda Pampurio | 22:10 | commenti (15)

domenica, agosto 22, 2004

Otello Card

C'era una volta il cliente affezionato.
Era una persona che si trovava bene in un negozio e per questo ci ritornava a fare acquisti. Conosceva il gestore, e il gestore riconosceva lui e lo gratificava: Buongiorno Mario ! Come va in famiglia? Avete già fatto le ferie? Beati voi!

Oggi non c'è il padrone dietro al banco, molte volte non c'è neppure il banco. Ci sono le corsie, gli scaffali con la merce a self-service, le testate con le offerte e le isole "promo" con i prodotti massificati sui bancali circondati da cartelli che gridano "Comprami! Occasione!!"

Senza relazioni con esseri viventi non si prova affetto per luoghi o cose (a parte i giapponesi verso il cane della Sony), però uno si può "fidelizzare" al punto vendita.

Sono anni che si fanno migliaia di riunioni MKT piene di direttori senza carisma, manager cinici, consulenti leccaculo (con quello che costano, almeno che gratifichino il "capo") e stagisti semi-babbei (tanto sono gratis...) solo per definire la mission aziendale: " Fidelizzare il cliente alla nostra insegna"

Si è iniziato con le prime timide raccolte punti dei supermercati, con il cliente che aspirava al carrello Foppa Pedretti da 20.000 punti e alla fine, invece, si ritirava mesto una pentola spaiata in ceramica e due asciugamani ospite da 4300 punti (quello che si merita con lo 0,25% della sua spesa, e che cacchio vuole di più?).
Il problema era raccogliere i bollini di carta, adesivi e non. Era uno stress per il cliente che li appiccicava e un costo per la catena che li ritirava.
Prima mega idea! La carta fidelity elettronica che tiene conto dei punti che accumuli, spesa dopo spesa, senza niente da fare e da perdere.

Ehi tu, cliente! Hai capito che bazza? E' in più è GRATIS.
N
on puoi non averla, ci sono anche gli SCONTI ESCLUSIVI!!!
Basta fornire i tuoi dati personali ed è tua!

Così insieme ai punti ricorderà sempre anche il tuo nome e cognome, dove abiti, la tua famiglia (+ cani e gatti), i tuoi hobby e le tue abitudini d'acquisto.
Poche domande a cui rispondere per avere "mille vantaggi".

E così sono nate decine e decine di catene di fidelity card "personali ed esclusive" che producono miliardi di byte di dati, traccia digitale dei consumi dei "Titolari" tutti belli "profilati e clusterizzati" in gruppi, omogenei più nella testa di chi li ha idealmente aggregati che nella realtà.

Un gregge di consumatori tutti codificati, in questo caso è davvero "one to one", con le loro belle 13 cifre, come se avessero un EAN sulle chiappe che viene scansionato dal lettore alla barriera casse: X cliente, tot spesa, tali articoli, quando l'ultima volta, quanto al mese e se sempre in quel pdv della catena o in un altro.

Con il suo bel nome sullo scontrino.

Buongiorno Mario!
Hai già 350 punti. Va mo là!

Stà massa di numeri s'immagazzina in datawarehouse che verranno usati poco e male, roboanti nelle promesse di "possibilità di analisi e di statistica" ma inutili perchè limitati nella capacità di lettura delle mille sfumature del mondo reale.

Oggi, ogni insegna che si rispetti ha la sua fidelity.
Per potenziarne l'uso adesso si mettono in due, fanno co-marketing: fidelity che lavora con fidelity, basta che non si venda la stessa cosa.
Target condiviso, proiettile distinto, doppio colpo.

Gli incastri a tre fidelity e oltre sono alle porte (pensate solo a quella dell'Enel....).
In seguito ad una iscrizione ad una fidelity card si entra in una potenziale catena di consumi tutti "trakkati" e "datawarehousizzati" in server sicuri e ridondanti, of course!.
I costi di gestione aumentano. E chi li paga?
Chi ha la sua bella fidelity, quando fa il suo dovere di cliente affezionato.

Da che mondo è commercio, quando il gioco si fa vasto e dispendioso, qualcuno riduce i costi e porta via clienti ad altri.

Come contrastare delle fidelity sempre più invadenti, costose e sostanzialmente inutili?
Creandone una che lavora al contrario: l'infidelity card.

   Da qui l'idea della Otello Card.

Ho saputo che l'idea è allo studio del cartello della Segreta Associazione Consumatori Anonimi Internazionali (SACAI). Non la conosci? E' normale, e che cazzo, è segreta!

Ti iscrivi senza dare il nome, t'inventi tu il tuo EAN , se non esiste già nel database, è tuo.
Altri dati? Nessuno. Tu chiedi e loro ti danno la card subito, senza banda magnetica nè ologrammi. Un must.

"Loro", i dirigenti SACAI, contano solo quanti consumatori aderiscono all'iniziativa.

Una volta iscritto, vai sul Web: sito con accesso anonimo.
Tranquillo, nessun server per raccogliere dati su di te. Con il numero entri TU in un database dove è indicato l'elenco di tutte le fidelity card del tuo stato e le attività commerciali che ne fanno parte.

Te lo stampi e lo porti sempre con te, durante lo shopping.
In quelle attività NON DEVI mai andarci, per nessun motivo (questo nella fase UNO).

Tu vai dagli altri esercenti: quelli delle catene più piccole (che non l'hanno ancora), dagli sfigati indipendenti, dagli ambulanti, dai venditori senegalesi. Dove piffero vuoi, ma non nel "sistema".

Ti presenti dal tuo bel bottegaio con la tua card e gli spieghi semplicemente che tu non vuoi far guadagnare terzi per avere in omaggio regali che non ti servono raccogliendo punti che hanno un costo che si scarica sul prezzo di vendita.

"Per uno sconto, anche piccolo, io compro da lei. Se accetta avrà DUE vantaggi: oggi vende lei a me, e non il suo concorrente che sostiene qualche fidelity card e, se mi da il permesso di segnalare il suo negozio alla mia associazione segreta (SACAI), le arriveranno altri clienti "infidelity" che, con lo stesso sconto, spenderanno soldi nel suo punto vendita.

Lei non sa chi sono loro, ma noi sappiamo chi è lei. E' conveniente perchè non le costa nulla!! Avrà solo grandi vantaggi!! E' esclusiva: ce l'abbiamo solo noi della SACAI!!"

Si ribalta il paradigma!

Le armi del marketing sono a doppio taglio, oggi il manico è passato di mano.
Potere ai consumatori, poche pippe!

E questa è solo la fase UNO.
Per la DUE, tornate più avanti.
Capirete perchè la card si chiamerà Otello.

Per ora potete iniziare a studiare un'adeguata campagna advertising a budget zero.
Le rivoluzioni non sono per soldi ma per la gloria.

Il vostro Pampurio




















lo manda Pampurio | 17:16 | commenti (27)

domenica, agosto 15, 2004

C o m u n i c a z i o n e - d i - s e r v i z i o :

Ehi! Non ho avuto nessun feedback positivo dai direttori commerciali delle società che vi ho indicato.
Nessuna proposta di campagna spottaiola
Siete a corto d'idee?
Vi manca l'ispirazione?
O siete già ricchi di famiglia?
Datevi da fare con queste marchette, saranno ben retribuite.

Per venirvi incontro, ritorno sui prodotti tangibili, nella speranza di aiutarvi a tirarci fuori i piedi.
Buon lavoro.

Il vostro Pampurio.

Spray 3use.

Gli spray solari sono estremamente pratici: facili da usare, non ti sporchi le manine, fanno fresco sulla pelle mentre buchi l'ozono.
Gli spray solari sono estremamente inefficienti: costano un fottio, contengono poco principio attivo in relazione al volume emesso, se tira vento ne perdi il 70% nell'ambiente "che sta tutto intorno a te".

La Cadey, dopo i vari Bilboa (una linea infinita di putiferi chimici per la pelle, creata negli anni '80), in occasione del sesto ri-packaging dello stesso minestrone, ha deciso di mettere in produzione dei nuovi spray con un rivoluzionario effetto a tre usi.

La prima funzione è quella classica: proteggere la pelle dai raggi del sole, evitando così le scottature.
Il compito sarà assolto da un patchwork chimico aromatizzato di nuova concezione, concentrato in maniera particolarmente intensa con il propellente. In questo modo il velo che ricoprirà la pelle sarà così spesso e tenacemente incollato ad essa, da garantire la totale immunità ai raggi solari.
Risulterà utile come una bitumatura su un campo di grano.

Avrà anche un secondo, innegabile, vantaggio.

Mettiamo che ci sia vento: di solito lo spray che fuoriesce dalla bomboletta si becca la folata e si svaporizza ovunque, disperdendosi. Con questo no.
Premendo più a fondo - qui si ha la seconda funzione d'uso - il pastone molecolare inventato ex-novo uscirà con una potenza e con una velocità tale, da piombare sulla superficie puntata sotto forma di micro pioggia meteoritica cristallizzata e ghiacciata.

Neppure un grammo si disperderà nell'aere, l'effetto coprente sarà assicurato, e, a parte qualche ecchimosi locale di piccola entità, si potrà godere anche di una benefica sensazione di freschezza portatile (possibile jingle: fresh just in time, fresh just for you).

Il colpo di genio arriva al terzo livello inventato facendo pressione sulla valvolina.

Se si spinge fino in fondo l'erogatore, si fora l'ultima membrana e l'innocuo olio solare diventa uno dei più potenti spray antiaggressione oggi in commercio.

In caso di bisogno, basta premere con forza e .. PAF!
In un attimo tutto il contenuto molecolare della bomboletta erutterà vorticosamente fuori da essa. L'aggressore verrà così colpito da un agglomerato bituminoso ghiacciato, formato da microgranuli taglienti che riusciranno, entro il primo metro, a penetrare anche attraverso i vestiti.

Sul viso, e gli occhi in particolare, l'effetto sarà così devastante, che una volta data la prima dimostrazione, nessun malintenzionato dotato di cervello vorrà più neppure tentare di pensare ad avvicinarsi a chi possiede un'arma così potente.

Abbronzata, rinfrescata e sicura.

Nessuna donna bella e moderna potrà farne a meno.

Ora dovete solo trovare il modo di comunicare la bazza alle pecore che scarrellano per i centri commerciali e il futuro sarà vostro.

Non per essere pedante, ma se date un'occhiata alla data del post, vi rendete conto che IO, quando il dovere chiama, non perdo tempo.












lo manda Pampurio | 15:37 | commenti (5)

venerdì, luglio 30, 2004

Caronte Low Price.

Non solo prodotti: le anteprime che vi mollo per arricchire il vostro sempre più ridotto portafoglio di commesse pubblicitarie comprende anche l'intangibile mondo dei servizi. Come quello dei trasporti turistici via mare.

Se siete abitanti del continente, per andare in Sardegna con l'automobile ci vuole il traghetto.

Il biglietto per la traversata della vostra amata scatoletta di lamiera ha un costo che varia da uno a centinaia di euro.

La differenza prezzo è stabilita in base a tre fattori: l'anticipo con cui prenotate il viaggio, i giorni in cui fate l'imbarco, il numero di persone che sono comprese nello stesso biglietto di andata e ritorno.

Un single che vuole partire di sabato, il 2 agosto, e tornare di domenica, il 17 agosto, non avrà mai il biglietozzo da 1 euro per la sua MG Cabrio da scapolone; non può farcela neppure se prenota il 2 gennaio del 2005 per il 2 agosto del 2007.

Qualche speranza c'è per le coppie che prenotano, mentre nevica, per l'estate, scegliendo la partenza e il ritorno nel mezzo della settimana, con le navi agli orari più astrusi, mai all'inizio o alla fine del mese.

Buone probabilità per le famigliole tipo, con uno o meglio due figli: in questo caso ci scappa anche qualche partenza di sabato o domenica.

Detto questo, riguardante le modalità di prenotazione, passiamo ad analizzare le diverse metodologie d'erogazione del servizio.

Dopo anni dove chi spendeva poco (1) aveva lo stesso trattamento di chi pagava intero (100) si è deciso di differenziare, risparmiando sui primi (non migliorando sui secondi).

Posso anticiparvi, già da quest'estate, alcune delle soluzioni studiate dalle compagnie navali per la prossima stagione.

Nulla di definitivo e di certo, ma indicativo della tendenza in atto: razionalizzare tagliando gli sprechi e migliorando l'efficienza.
(Trad: spendere poco e spremere il massimo).

Regola numero 1.
Sapere "chi paga quanto": chi ha speso meno deve essere riconosciuto, altrimenti ogni eventuale diversità impostata va a farsi fottere.

L'auto che viaggia ad un euro va marchiata come un vitello.
Niente adesivi o altre puttanate facilmente staccabili o copribili.

Un bel punzone e una mazzetta in dotazione agli addetti all'imbarco e la cosa è fatta.

Anzichè il bell'adesivo giallo con la scritta "Sardinia Ferries '04", in accumulo con quello degli anni passati - tutti lasciati nel vetro e mostrati con malcelato orgoglio- in un sol colpo secco, un bozzo tondo di circa 6 cm, con su critto "1 euro/04", nel mezzo del portellone della station-vagon, appena alla terza di 60 comode rate.

Regola numero 2.
Il tempo costa: chi paga meno deve sbrigarsi a salire e scendere.

La salita sarà gestita in maniera alternativa.
Inutile far entrare le macchine guidate dal proprio autista.
Per quanto si chieda di andare più in fretta, al quarto botto contro le strutture della stiva, anche il proprietario più accondiscendente diventa nervoso e si rifiuta d'accelerare.

Saranno assunti per l'occasione un centinaio di piloti albanesi come co-co-co, pagati a cottimo (un passaggio ponte in omaggio ogni dieci auto caricate). Si stima che in poco più di dieci minuti, incendi permettendo, questi personaggi possano caricare quasi 134 auto.

Le auto ad un euro entreranno per ultime ma saranno le prime ad essere scaricate. Paradossalmente questo parrebbe un vantaggio che potrebbe far incazzare i paganti full-ticket. Non sarà così.
Non appena la nave arriverà in porto, questa sensazione dei clienti luxus svanirà sicuramente alla vista delle prime manovre di sbarco delle auto di quelli basic.

Regola numero 3.
Costi fissi da ammortizzare = più viaggi, nello stesso tempo.
Per aggiungere un viaggio nel corso delle 24 ore, oltre al minor tempo d'imbarco, si aumenterà la velocità di crociera della navona e si velocizzerà l'entrata in porto e lo sbarco delle vetture.

La nave si avvicinerà al molo in retro, con il portellone già aperto e a velocità sostenuta.

La banchina, predisposta con paracolpi in gomma e titanio e adeguatamente rinforzata con cemento armato, sosterrà l'urto del natante e ne frenerà la marcia.

Le auto punzonate, preventivamente parcheggiate in folle e senza freno a mano, scivoleranno tutte fuori in pochi secondi, sul piazzale sgombrato e attrezzato di guard-rail anti sfondamento.

I passeggeri della auto suddette potranno usufruire degli scivoli ai lati della nave, chi sa nuotare sul lato mare, gli altri dall'altra parte, sul molo.

Un paio di buldozer sistemeranno le vetture "1euro" eventualmente fuori posto sul piazzale (dopo il primo minuto inizia lo sbarco delle macchine full-ticket, è giusto permettere a queste di passare tra rottami e vetri rotti senza rovinarsi).

Da quel momento i passeggeri economy potranno prendersi tutto il tempo necessario per riconoscere la propria carcassa , nel caso occorra potranno prenotare il carro attrezzi per il trasporto in carrozzeria (il tutto disponibile a prezzi convenzionati con Europ-assistance).

Gli uffici marketing delle compagnie hanno fin d'ora la necessità di sviluppare una serie di campagne pubblicitarie utili per presentare i PLUS di questo nuovo servizio. La scelta cadrà su chi riuscirà a nascondere i minus.

Come sempre, se avete idee in merito, scrivete alle società interessate o anticipate una bozza sui commenti del blog.

Loro vi leggono.

Al lavoro, sfaticati!

Pampurio











lo manda Pampurio | 20:47 | commenti (7)

sabato, luglio 10, 2004

Cubapollo & Salvagatto.

Come promesso, ecco per voi, branco di creativi, in assoluta anteprima mondiale, un paio di articoli che necessitano d'adeguato lancio pubblicitario.

Leggete e spremetevi le meningi, il popolo attende.

Ho saputo da fonti sicure che la DeLonghi lancerà il Cubapollo, un robottino a lame rotanti iperseghettate che in pochi secondi riduce un banale pollo arrosto in un cumulo di pratici cubetti frastagliati, misti ad ossa fratturate.

E' molto utile, anche perchè il pollo non dovete certo cuocerlo voi - Ma cevto, che ovvove! Cucinave spovca la cucina componibile nuova e vuba tempo pvezioso al campo da golf !!-

Il gallinaceo lo potete "comodamente" acquistare nel vostro ipermercato preferito, lo stesso che esporrà, in "pila" o cestone, con relativo cartello "Offerta Speciale", il suddetto attrezzo di fianco alla zona definita dagli avvisi "Per il pollo (.) non occorre prendere il numero".

Per soli 99,99 euro, anzichè 125 - anvedi che sconto e 'stì cazzi- vi cuccate un motorino a 12 volt, un trasformatore, un tubo di plastica, tre ingranaggi, due lame di cui una di ricambio - e va mo là - tutto in una bellissima scatola serigrafata a colori.
Valore in China: prodotto 2,5 $, imballo 0,5$, trasporto 1$. Valore aggiunto (sul listino al rivenditore): circa 60$ di mkt & adv.

Un vero affare, dovete solo trovare lo spot giusto ed è fatta!

Il secondo prodotto di cui ho notizia in anteprima è un progetto della Beghelli, la stessa casa che ha comprato una ex-fabbrica di birra trasformandola nel faraonico Centro di Pronto Intervento Beghelli visibile dalla Bologna-Modena, ad imperitura memoria dell'utilità sociale dell'azienda.

Amici degli animali, tranquilli: sta per arrivare il "Salvagatto" Beghelli.

Il Salvagatto Beghelli è un kit formato da un pratico collarino con annesso ricetrasmettitore GSM e localizzatore GPRS, con batteria al litio ad alta potenza; messo al collo del vostro animale assolverà a molteplici funzioni.

La prima è la sicurezza di sapere sempre dove s'infratta la povera bestiola, e in seguito di poterla immobilizzare con la "scarica speciale da 12mila volts" Beghelli, incorporata nel collare.

Potete procedere poi per un sicuro e veloce recupero (il felino resta svenuto per almeno due ore), fate però attenzione a non toccarlo nei primi 15 minuti: è ancora carico.

La seconda è quella di sentire (nella versione lusso anche di vedere, tramite videofonino) quello che succede nell'ambiente dove la bestia deambula inconsapevole (povera ingenua...).

E' bene sapere che con questa funzione in uso, un gatto vagabondo e curioso può causare un aumento della possibilità di avviare una costosissima e simpatica pratica di separazione e decine di litigi tra vicini permalosi.

Tutto con pochi balzi tra un davanzale e una camera da letto.

La terza è quella di generare, quando il gatto esce da un raggio di copertura preimpostato (da pochi metri a centinaia di km), un allarme acustico di centinaia di decibel.

Insieme al suono, che già di suo immobilizza il quadrupede rendendolo definitivamente sordo e deficiente, si può anche decidere d'attivare l'automarcatura dell'animale, per evitare che qualche malintenzionato se ne impossessi impunemente.

L'automarcatura è un utile sistema di verniciatura, con colore indelebile verde vomito, del mantello: tramite una piccola capsula esplosiva (che lascia solo alcune limitate e poco dolorose bruciature sul pelo della bestiola) si apre un serbatoio che inonderà di vernice la schiena dell'animale e le mani di chi proverà a toccarlo nelle prime due ore dopo il botto.

Il prodotto sarà lanciato con il patrocinio (sponsorizzazione a pagamento) dell'unione veterinaria italiana e lo slogan (che sarà letto in tv dal fondatore, Mario Carmine Beghelli):

"Salvagatto Beghelli, non solo nonni a cui pensare".

Street price: 125 Euro, (lo troverete in promo, caso strano, a 99,99).

Costo di produzione totale in China: 4,5$ + trasporto 0,5$.
Il confezionamento incide per 1,5 euro a pezzo: in questo caso è indispensabile, per avere il "made in Italy", che il lavoro sia svolto nello stabilimento italiano (tramite un mix di co-co-co e vecchi operai da prepensionare).
E il consumabile? Kit cartucce coloranti di ricambio: 9,9 euro al pubblico.
(Nda: i cinesi ne regalano 100 ogni 10 apparecchi acquistati. The business is here!).

PS: lo spot deve avere almeno una gnoccona in minigonna, il gatto dovrà strusciarle le gambe. Siate originali.





lo manda Pampurio | 22:14 | commenti (13)

giovedì, luglio 01, 2004

Ricerca & Sviluppo.

Ovvero, le truppe scelte del direttore marketing.
-Compreso nel p(r)ezzo: contratto pubblicitario, in fondo a destra nel corridoio-

E' incredibile quante cose inutili vengono ideate e costruite dai moderni produttori.

Negli ultimi cento anni l'umanità - perlomeno quella relativa ai "primi due mondi" - ha fatto passi da gigante nella scienza e nella tecnica.

Per quanto riguarda il valore più importante del secolo, la quantità, non ci siamo fatti mancare nulla.

Sul resto, per esempio la qualità o l'etica, valori troppo soggettivi e "statisticamente" poco misurabili, si è posato un velo di opaca indifferenza.

Nell'elenco dei 10 motivi per cui vale la pena di vivere, se fosse possibile fare "davvero" una mega classifica, ci sarebbero sicuramente molti argomenti su cui discutere.

Su "Cuore", il satirico settimanale di resistenza umana fondato e diretto da Michele Serra negli anni '80, il suffragio universale indicava ai primi posti grandi valori pratici come la "figa" e il complementare simbolico dell' "amore", dietro si trovavano robe di lusso come "gli amici" o "il comunismo".

Il voto era dato dai lettori del giornale, e per questo era limitato e limitante nei risultati: selezioni idealiste di vecchi-giovani e giovani-vecchi di sinistra e aree politicamente limitrofe (oggi si dicono "antagoniste", e di che?).

Già da allora, se si fosse potuto far votare una rappresentanza minimamente valida del popolo italiano (storicamente 45% democristiano di sinistra e 45% democristiano di destra, più un 10% equamente diviso tra indecisi ed estremisti, potenzialmente abilitati alla funzione di ago della bilancia ma praticamente incapaci di spostare risultati fossilizzatisi in decenni di guerra fredda e lustri di spappolamento mediatico) si sarebbero avute le prime conferme delle future hit-parade delle cose che contano: il futile e l'inutile vittoriosamente saldi ai primi posti.

Qualche piccolo, timido segnale, lo si poteva cogliere nelle stesse pagine verdoline, dalla parallela rubrica "Mai più senza", in cui si trovavano elencati oggettini d'indubbia utilità sociale come "il separa dita" per laccare le unghie dei piedi senza sbavature o la "spy pen" per osservare senza essere visti (altro che web-cam e videocellulari).

Oggi, quasi vent'anni dopo quelle ironiche pensate, la produzione e il marketing, (l'esempio moderno del classico fare tecnico e agire politico), si sono affinati per creare a ripetizione strumenti di cui -ci convincono che- non possiamo assolutamente fare a meno.

Gli esempi sono molteplici, non occorre certo fare un elenco, anche perchè una seconda, importante, caratteristica di queste invenzioni, oltre a quella della estrema in-utilità, è la durata media di vita sul mercato: dodici mesi.

In un anno questi fantastici prodotti nascono, vivono e muoiono.

Il settore ricerca & sviluppo avvia la produzione seriale: si studia un bisogno in funzione di un prodotto che sia facile ed economico da produrre o da importare (di solito da Taiwan, dove ha già fatto danni sotto mentite spoglie e/o per altre funzioni d'uso), poi si analizza il "mercato" e si stimola la domanda, si fa l'offerta (tv, of-course), la "rete di vendita" lo propone ai buyer delle mega-catene (è in tv, dicono gli agenti di zona, dovete averlo sui vostri scaffali o perderete delle vendite sicure!).

In parallelo si decide la campagna pubblicitaria.
Vai con le agency i cui account scatenano i copy per la strategy: cercate il plot dello spot per il target che segue il trend !!!
Tutta gente per cui, vent'anni di carrello da miniera da spingere carico in salita, con ruote poco oliate, sarebbe il minimo del giusto contrappasso.

Uso dei media: il cervello (?) del neo-consumatore riceve il segnale codificato, si attiva il corto circuito turbo-consumista (vivo perchè ho, godo perchè compro), quel robo "mi serve assolutamente" (assolutamente sì).

Ad un dato momento, per esempio quando il neo-babbeo vedrà l'oggetto proposto in un volantino di un ipermercato, scatterà l'impulso pavloviano: nel carrellone durante la spesa, tra zucchine e bistecche ci finirà così pure il nuovo irrinunciabile item pseudo-tecnologico.

L'acquisto, fine ultimo dell'intera operazione, completerà il rito.

Il prodotto merita rispetto quando genera fatturato, il famoso PIL.

Non è detto che il robo fatturi quanto è costato il suo lancio, perchè non tutti i prodotti hanno successo, ma il produttore-importatore-distributore-pusher sa che basta centrarne uno su dieci per ottenere un buon profitto (come per i film di Hollywood).

Verso il nono mese si raggiunge la maturità (il parto è simbolico).

L'inizio della decadenza avviene quando l'orrido strumento lo trovi dappertutto (tabaccai, supermercati, Autogrill) e quando iniziano a girare le "imitazioni" per il canale degli extra-commercianti.

Da quel momento la tendenza del pitalone tecnologico sarà quella di restare, semi-morente, sugli scaffali di mezza Italia.

Dopo di che si svaccherà il prezzo, per svenderlo agli ultimi coglioni ( i primi sono quelli che l'hanno avuto in "esclusiva", e l'hanno pagato il doppio) e si passerà ad un altro gadget.

Variante: alcuni di questi "gioielli" partono ancora più su con il loro posizionamento (prezzo iniziale 10 volte lo svacco finale). In questo caso li vedi prima nelle televendite, destinati a riempire le case di migliaia di cinghiali d'allevamento hertziano, resistono così anche un triennio, poi anche loro danno segnali di crollo imminente (proposti con rate sempre più esigue, e con omaggi correlati sempre più ingombranti).

La sorte finale è sempre quella: smaltire le scorte con cali di prezzo da far invidia al nuovo mercato.

Scritto questo, essendo io un responsabile abilitato all'agire politico, nelle prossime postate vi anticiperò alcune delle novità che potrete trovare sul mercato nei prossimi anni.

Sono prodotti che per avere il successo che meritano necessiteranno di adeguati lanci pubblicitari, quindi, se siete a corto di pilla, datevi da fare e scrivete le vostre proposte alle aziende citate.
I dati per elaborare analisi e strategie ve li fornisco io, rischiando di brutto (non dimenticate che sono segreti industriali)
Ho deciso di darvi questa importante opportunità perchè mi pare di intuire che molti di Voi, lettori sfaticati di 'sto Blog, facciate parte della folta schiera iper-masterizzata, dei creativi very-innovativi ma incompresi.

Mi sono forse sbagliato?

Pampurio.






lo manda Pampurio | 23:21 | commenti (13)

sabato, giugno 05, 2004

Pubblicità Progresso:
finalmente l'oro a mezza gamba per tutti.

SPOT.
Scena: un semaforo e una BMW ferma per il rosso, con due uomini dentro.
La scena è ripresa dall'interno dell'auto: non si vedono le facce degli uomini.
I corpi senza faccia appaiono, dai particolari, come quelli di due distinti quarantenni: bei vestiti, camicie inamidate, polsini perfetti, mani curate, anelli di valore, orologi di marca, auricolare figo infilato nell'urcia.
I due parlano con voce calma, da uomini veri, di quelli che non si spaventano mai: gente che non fa una grinza neppure di fronte a dei future sul FIB 30 che crollano.

Dal tono di voce si capisce che uno dei due è più sicuro di sè, l'altro sembra più "sottomesso" con punte d'invidia. E gli girano pure le balle: la macchina non è la sua, l'auricolare non è infilato nella sua urcia. Probabilmente anche il vestito e le fanghe che ha nei piedi valgono meno della metà di quelli del suo "amico".
Il poveretto dice allo sborone che vorrebbe avere tutto quello che ha lui, l'altro gli dice di decidersi e di mollare il lavoro sicuro in banca e di mettersi "in proprio", come ha fatto lui.
E cosa fa lo sborone di mestiere?

IL CONSULENTE GLOBALE MEDIOLANUM.
Mica pippe.
Uno che sicuramente ha soldi a pacchi, grasso che cola, gente che gli sbava dietro, belle segretarie (remember..) che gli stanno intorno ad ogni riunione.
Adesso però il successo è a portata di mano anche per i comuni mortali (che oggi lavorano solo in banca). Basta che si licenzino.

Mentre 'sti due babbei si prendon per il culo sforzandosi di non ridere, a casa dello sborone la situazione non è meno ridicola.

SPOT 2.
Scena: una loggia che pare quella della villa di Rossella di Via col vento (prima del passaggio dei nordisti), ad un tavolino ci sono due donne che prendono il tè con i pasticcini (si percepisce molto bene che non hanno proprio un cazzo da fare).

Anche qui non si vede la faccia delle signore, con i particolari siamo messi come per gli omini di prima.
Una delle due è più ganza, l'altra più dimessa.
La ganza: "Ma come son contenta, ultimamente mio marito è così felice, entusiasta, su di giri!"
La dimessa: "Come mai?"
La ganza: " Ha un bel lavoro, guadagna molto, è letteralmente rinato!"
La dimessa : " Ma ha sempre lavorato in banca, che novità è?"
La ganza: " Ma non come libero professionista..."

E riappare ... MEDIOLANUM CONSULENTE GLOBALE.
Poche seghe.

Ora è il momento d'alcune considerazioni:

Tralascio la misera volgarità della rappresentazione di una famiglia con un marito e una moglie come questi due (e relativi "amici"). Non credo ci sia bisogno d' aggiungere altro: peggio di così era difficile fare. O forse no, potrebbero arrivare i figli: ce li troviamo all'ultimo anno del liceo, classico naturalmente, che fanno i fighetti con la Smart nuova regalata da papà che fa "il consulente globale".

Andiamo sulla sostanza: il prodotto.

Qui ci vogliono far diventare CONSULENTI GLOBALI.
A chi? A noi , alla massa dei gonzi che guardano gli SPOT in TV.
Ma se è una bazza, perchè no?
Perchè non si è mai visto usare un mezzo che contatta milioni di persone per cercare pochi "fortunati" per un mestiere (bleah!) gratificante (blarghh!!) e con alti guadagni.
In questi casi mi ricordo bene cosa diceva un mio vecchio e saggio collega a quelli che si licenziavano dal nostro "posto sicuro" per andare a guadagnare un "casino" di più da un'altra parte: "Quando ti ritroverai l'oro a mezza gamba, fammi un fischio"

Se fosse davvero un lavoro con caratteristiche del genere ( e ammesso che a noi possa interessare), se lo terrebbero ben stretto gli imbazzati che ne sono al corrente, al limite passan parola a parenti e amici. O pensate il contrario?

Qui siamo di fronte ad una confezione patinata di lussuosa (prevista e voluta) volgarità, con una nota di demenziale (prevedibile ma non voluta) comicità. Il tutto per quello che non è altro che un bando di ricerca e arruolamento di "piazzisti finanziari".
Venditori che dovranno schiantare i coglioni al prossimo per sopravvivere.
Come quelli che vanno in giro da anni per il Folletto, le enciclopedie e l'Herbalife. Nulla di più, nulla di meno.

La maggior parte di quelli che vengono selezionati per questo tipo di lavori si ritrovano di solito a vendere assicurazioni vita (più o meno convenienti...) e quote di fondi comuni (più o meno competitivi...) a parenti e conoscenti, per poi rompersi in bocca e dargliela sù dopo pochi mesi. I venditori cambiano, ma i contratti con i clienti restano. Chiaro no?
Non tutti i venditori di questi sistemi di vendita gliela danno su, ma molti sì. E quelli che restano diventano si solito degli "esempi di successo" che servono per convincere nuovi "colleghi", magari pescati a loro volta tra parenti e amici dei campioni.

Mulitilevel marketing in tutte le salse: assicurazioni di vario genere. Dimagrisci 20KG! Come? Chiedi a me!.
Ognuno di noi conosce queste realtà: quando sei senza lavoro te le ritrovi sempre davanti, che ti aspettano e che ti promettono soddisfazione e guadagni "commisurati all'impegno", con fisso mensile e corso iniziale "quasi gratis".

Mi viene in mente quando da ragazzino fui sorpreso in bagno da mio padre mentre mi "toccavo" guardando le foto di una Playmate.
Per rimediare alla figura di merda non trovai nulla di meglio che dire: "Ma scusa papà, non è un giornale porno, è PLAYBOY!"
E lui: "Quello non sarà un giornale porno, ma le tue son sempre pugnette!"

Appunto.

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lo manda Pampurio | 22:27 | commenti (29)

mercoledì, maggio 12, 2004

Riccioli d'oro e i tre orsi del Kispius.

Benvenuti a Discovery Prata, oggi racconteremo la meravigliosa storia di una famiglia di orsi del Kispius.

C'erano una volta tre orsi del Kispius che vivevano nel Kispius in una piccola casa, la classica casetta del Kispius proprio nel mezzo della foresta del Kispius.

Si trattava di un orso grande, (Papà Orso del Kispius), di un orso medio, (Mamma Orso del Kispius) e del loro piccolo, chiamato Orsetto del Kispius. Un mattino Mamma Orso del Kispius preparò una grossa pentola di latte che versò nelle tre tazze della colazione. Ma il latte era troppo caldo da bere.
"Lo lasceremo raffreddare mentre faremo una passeggiata nella Valle del Kispius" disse Papà Orso del Kispius.
"Giusto, così al ritorno lo troveremo al punto giusto" aggiunse Mamma Orso del Kispius.

Lì vicino però, viveva una bambina. Da alcuni veniva chiamata Riccioli d'Oro per via dei suoi lunghi capelli biondi. Altri, invece, preferivano il simpatico nomignolo di Stracciaminchia di Platino, per via della sua straordinaria antipatia. Quella mattina, passando davanti alla casa dei tre orsi del Kispius, Stracciaminchia di Platino vide che la porta era aperta.
"Mi piacerebbe entrarci!" disse.
Appena vide il latte, volle assaggiarlo:
"Ho una fame del Kispius" pensò.
Ma il latte della tazza di Papà Orso del Kispius era ancora troppo caldo. E quello nella tazza di Mammma Orso del Kispius era troppo denso.

Allora Stracciaminchia di Platino assaggiò il latte dell'Orsetto del Kispius. Andava proprio bene, così lo bevve. Poco dopo la bambina decise di sedersi. Ma la sedia di Papà Orso del Kispius era troppo alta. Allora si sedette su quella media di Mamma Orso del Kispius:
"Questa è troppo dura per me!" disse.
Infine trovò la seggiolina dell’Orsetto del Kispius. Non era troppo alta. Non era troppo dura. Andava proprio bene.

Stracciaminchia di Platino si sedette felice sulla seggiolina dell’Orsetto del Kispius che subito si ruppe in tanti pezzi. La bimba cadde a terra:
"Che spavento!" si lagnò, poi tirò una bestemmia di quelle olimpiche.
"Ora devo riposare", disse.

Stracciaminchia di Platino salì al piano superiore e provò il letto grande ma era troppo duro per lei. Poi provò quello medio ma era troppo molle per lei. Quando provò a stendersi sul lettino dell’Orsetto del Kispius lo trovò proprio comodo. Si addormentò.

Poco dopo i tre orsi del Kispius tornarono dalla camminata.
"Adesso voglio bere il latte" disse Papà Orso del Kispius.
Ma arrivato al tavolo gridò:
"Qualcuno ha bevuto il mio latte!"
"E qualcuno ha bevuto il mio" disse Mamma Orso del Kispius."Ma perché non gli è piaciuto il mio latte?" si chiese.
"Gli è piaciuto il mio!" gridò il piccolo Orsetto del Kispius vedendo la tazza vuota "Qualcuno lo ha bevuto tutto!"

"Guarda" disse Papà Orso del Kispius "Qualcuno si è seduto sulla mia sedia."

"E qualcuno sulla mia!" disse Mamma Orso del Kispius.

"Qualcuno si è seduto sulla mia seggiolina" singhiozzò l’Orsetto del Kispius "E l'ha rotta tutta!"

I tre orsi del Kispius, sempre più incazzati cercarono in giro per la casa. Di sopra guardarono ovunque.
"Qualcuno ha dormito nel mio letto" gridò Papà Orso del Kispius.
"E qualcuno nel mio" urlò Mamma Orso del Kispius.
"Oh, qualcuno dorme nel mio letto!" esclamò l’Orsetto del Kispius.”E si è pure sgolato tutta la mia bottiglia di Acqua Prata.”


“Ha tracannato anche la mia” disse Mammma Orso del Kispius.


“E anche la mia bottiglia di Acqua Prata è finita” ringhiò Papà Orso del Kispius.



Era veramente troppo.

Stracciaminchia di Platino si svegliò di colpo. Vide Papà Orso del Kispius che la guardava con la bava alla bocca.
Vide Mamma Orso del Kispius che ringhiava con le zanne di fuori.
Vide il piccolo Orsetto del Kispius che la fissava con lo sguardo che Jeffrey Dahmer aveva prima di mangiare le sue vittime.
La bambina saltò giù dal letto e corse per le scale più in fretta che poté, ma fu tutto inutile. I tre Orsi del Kispius la raggiunsero e ne fecero scempio.

"Sono sicuro che non ci darà più fastidio!" disse Papà Orso del Kispius.
“Peccato che non ci sia più niente da bere in casa…” aggiunse Mamma Orso del Kispius.
“Ho capito, ho capito, però non è giusto... l’acqua Prata tocca andarla a comprare sempre a me…” si lagnò il piccolo Orsetto del Kispius.

Incredibile! Anche gli orsi del Kispius preferiscono la naturale leggerezza di acqua Prata.


Acqua Prata, e alla prossima puntata.

lo manda fra123 | 21:35 | commenti (48)

venerdì, aprile 30, 2004


i camionisti italiani questa notte, fra le 2 e le 3, hanno avuto il privilegio di sentire candelotto intervistato su radiouno. sui tibetani? sul medio oriente? sulla ricerca scientifica? su come far impazzire le donne a letto? no, su stupidadvertising e sulla pubblicità.

a cause delle 4 cose (per altro di dubbio gusto, tranne forse il postino “salotto style” del 3 marzo) che avevo messo su questo brillante blog, a causa del mio lavoro di copywriter, ma soprattutto a causa della fifoneria dell’autore creatore fra123 terrorizzato all’idea di essere riconosciuto da qualche collega o cliente, mi sono ritrovato ospite del programma corale “il battello ebbro”: un bastimento carico di domande piuttosto idiote e discorsi un po' qualunquisti. ma chi è un direttore marketing, ma quanto guadagna un direttore marketing, ma cosa vuoi da bere, ma la pubblicità ormai si fa anche per la guerra, la gente è pecora, la pubblicità è sovrana, il bello è nei soldi, la gente non avrebbe bisogni, e via massimalizzando in allegria.
io ho provato a parlare di dante, del fatto che tutti hanno dei bisogni consci e inconsci ma che nessuna pubblicità può spingere a comprare qualcosa che non si vuole, che non starei a sindacare la legittimità dei complessi e dei desideri altrui, che se uno non riesce a sposare la donna della sua vita almeno può consolarsi puntando alla macchina dei suoi sogni, che stupidadvertising non nasce in polemica con le multinazionali che mirano solo a incaprettare la gente ma dalla frustrazione di non poter realizzare sempre campagne emozionanti, divertenti, commoventi e magari intelligenti perché il direttore marketing (che ha molte teste, comprese quella della moglie, della segretaria, del figlio e a volte sospetto anche del vicino di casa) raramente apprezza il bello del bello preferendo invece modifiche e stravolgimenti per arrivare soddisfatto a un’illustrazione beota del suo prodotto a tutto schermo. ho tentato di spiegare che i bisogni essenziali sono mangiare, bere e dormire, ma che poi ciascuno ha anche il bisogno di assecondare le proprie inclinazioni, per evitare l’omologazione e per sviluppare attraverso i propri gusti anche un po’ se stessi. per cui già, ad esempio, sul bere ci si separa: acqua naturale, frizzante, dal rubinetto, cola, gazzosa, aranciata, succhi di frutta, birra, latte di mucca, di soia, di riso, e insomma, che per fortuna la gente è varia e che grazie alla pubblicità ci sono più giornali, più riviste, più tv, più informazioni, più eventi sportivi, più concerti, più lavoro, più soddisfazioni e insomma più benessere di là dove manca. ma avevo solo 8 minuti.


UN LIBRO DEL SALOTTO: non dite a mia madre che faccio il pubblicitario... lei mi crede pianista in un bordello. un classico di un vecchio pubblicitario francese che prima o poi tutti i copywriter leggono, o almeno comprano.

lo manda avy | 17:55 | commenti (21)

giovedì, aprile 08, 2004

“Ti bastan
poooche briciole,
lo stretto indispensabile
e i tuoi malanni
puoi dimenticaaar;
in fondo
baaasta il minimo,
sapessi quanto e' facile,
trovar quel po' che occorre
per campaaaar”

lo manda avy | 09:48 | commenti (35)

mercoledì, aprile 07, 2004

“tutti insieme andiam,
con il nostro capitan,
e nella giungla siam,
un tesoro noi cerchiaaaam!”

lo manda avy | 12:27 | commenti (4)

martedì, aprile 06, 2004

"alla feeeeesta di smaaaaarties
ci fai quel che ti vaaaaa,
dai conta fino a dieeeeeci
cioccoliamo la cittààààààà"

lo manda avy | 08:40 | commenti (9)

lunedì, aprile 05, 2004

INFORMAZIONE DI SERVIZIO. Ciao amici. Volevo solo dirvi che non sono sparito, mi sono preso una piccola pausa per ricaricare le batterie. Tanto lavoro e poco tempo a disposizione. Nel frattempo se Avy vuole, può postare al posto mio. Mi raccomando i finali però... Un bacio a tutti.

lo manda fra123 | 08:09 | commenti (6)

mercoledì, marzo 31, 2004

POLLO ALLA DIAVOLA


Regan è una bambina di dodici anni. Vive insieme alla madre a Georgetown, un sobborgo di Washington. Sembra una bimba come tutte le altre. Poi, all’improvviso, la piccola Regan inizia a mostrare disturbi di personalità e comportamenti violenti. Viene visitata da diversi medici, ma nessuno riesce ad avanzare un'ipotesi chiara di quale sia il suo problema. Tutti i tentativi di cura falliscono, e sembrano anzi peggiorare la situazione. La povera piccola passa le sue giornate in cucina, tra i fornelli. Lentamente comincia a cambiare aspetto. Alla fine un medico consiglia alla madre di rivolgersi alla Chiesa per richiedere un esorcismo, che può convincere la mente malata della piccola Regan a tornare alla normalità. È padre Merrin ad essere chiamato a quel compito. Arriva davanti alla casa e vede la finestra della cucina che brilla accecante nel buio. Il nemico lo sta aspettando…

Viene accolto dalla madre sconvolta: “Padre, Regan è in cucina… mi segua” Il prete entra. La bambina è distesa sul tavolo, con un grembiule tutto macchiato di olio e con la faccia mutata in una maschera lebbrosa e mefitica. Ghigna in modo perverso, emana miasmi fetidi e vomita liquidi putrescenti. Strilla, bestemmia, si trafigge gli organi sessuali con un mestolo di legno. Gira la testa su se stessa, guarda il sacerdote e comincia a ridere.
“Cominciamo bene” dice padre Merrin facendosi il segno della croce.
Regan risponde con un potente rutto.
Il sacerdote s’avvicina a Regan, o meglio, a quello che resta di lei. La bambina sta trafficando tra i fornelli e sembra beffarsi di lui. Lo vede e comincia a vomitare.

Padre Merrin: “Questo era un ciao?”

Regan: "Che cazzo vuoi, prete? Non vedi che sono impegnata?”

Padre Merrin: “Tu non sei Regan, tu sei il Maligno…adesso farò un esorcismo e ti scaccerò dal corpo della piccola Regan…”

Regan: “Questo non avverrà mai…”

Padre Merrin: “Quanto tempo intendi restare dentro Regan?”

Regan: “…finchè non marcisce e giace sottoterra con i vermi…”

Padre Merrin: “Non puoi essere più preciso? Un giorno? Un mese? Un anno?”

Regan: “… non rompermi i coglioni, prete… ora devo cucinare…”

Il demone volta la testa di scatto e all’improvviso lo sportello del freezer si apre, come tirato da una mano invisibile. Nella stanza la temperatura s’abbassa sotto lo zero. Padre Merrin registra il fenomeno con assoluta freddezza, battendo i denti.
Padre Merrin: “Sei stato tu?”
Come risposta ottine un lamento straziante. E l’ennesima vomitata.
Padre Merrin: “Sì, sei stato tu…”

Dal freezer comincia ad uscire una busta che, levitando nell’aria, si avvicina alla piccola Regan.

Padre Merrin: “E questa cosa sarebbe?”
La mano di Regan prende la busta surgelata al volo, la apre usando i denti e versa il contenuto in una padella. Poi risponde alla domanda muovendo la bocca gonfia, livida e putrescente.
Regan: “ Pollo alla diavola con patate di Quattro Salti In Padella. È una nuova ricetta. Teneri petti di pollo e croccanti spicchi di patate insaporiti da una delicata salsina a base di olio di oliva e rosmarino. Pronti in 5 minuti.

Padre Merrin: “Non tergiversare, esci da questo corpo!”

Regan: “No, mai!”

Padre Merrin: “Esci da questo corpo, ho detto…. È un ordine!”

Regan: “No, no, no. E comunque adesso non posso, devo finire di preparare…”

Padre Merrin: “ In effetti sento un profumino davvero delizioso. E non credo provenga dal tuo viscido vomito verde…”

Regan: “è il pollo, prete… che faccio, apparecchio per due?”

Padre Merrin: “Non mi tentare, non azzardarti a tentarmi, non ci provare, demone maledetto…”

Regan: “ Mmmm, guarda che bel colorino che hanno questi bocconcini… e senti che aroma il rosmarino. E le patate?…Mmm devono essere delizione….”

Padre Merrin: “…. Ma la piccola Regan?…. io devo salvarla…. Tu devi uscire dal suo corpo. Vabbè, in effetti non è che abbiamo tutta ‘sta fretta…. Puoi anche uscire dopo cena, che è pure meglio. A stomaco vuoto tutto è più complicato…"

Regan: “Bravo prete, così mi piaci. Le tovagliette sono nel secondo cassetto a destra, le posate più in basso e in frigo ci deve essere una bottiglia di rosso. Apparecchi tu, o ci penso io con la forza del pensiero?”

Padre Merrin: “Figuarati… tu pensa al pollo. Faccio io.”

Regan: “Senti un po', la conosci Un diavolo in me di Zucchero?”

Padre Merrin: “Sì, come no.”

Regan: “Sai che riesco a cantarla usando solo i rutti?”

Padre Merrin: “Spassoso! Dopo cena me la fai sentire…”


Dopo pochi minuti i due si siedono e cominciano a mangiare. Sul ventre della bambina la pelle si raggrinza e forma una scritta sanguinolenta:
QUATTRO SALTI IN PADELLA FINDUS.
QUELLI BUONI, PER DAVVERO.

lo manda fra123 | 08:57 | commenti (34)

lunedì, marzo 29, 2004

NESSUN LIMITE DI SPESA.

Cena per due persone nel migliore ristorante della città… 500 euro, con Mastercard.
30 dozzine di rose rosse selvatiche a stelo lungo, le più rare, da regalare alla prima donna che passa… 380 euro, con Mastercard.
Entrare in un concessionario di auto di lusso, bendarsi gli occhi, dire ambarabà ciccì coco, tre civette sul comò, che facevano l’amore con la figlia del dottore, ambarabà cicci co.... cò e scegliere una Rolls con autista di sangue nobile… 900 mila euro, con Mastercard.
Regalare la Rolls ad un peruviano di Piazza Duomo e comprarsi una Vespa perché tanto a Milano è più comoda… 3000 euro, con Mastercard.
Grattarsi un’ascella invece del regolare gratta e sosta davanti ad un vigile urbano… 60 euro di multa, con Mastercard.
Un viaggio per due persone alle Barbados, che poi le persone diventano 10 perché mica puoi lasciare i tuoi amici a Milano… 40 mila euro, con Mastercard.
Entrare in una qualsiasi bocciofila della provincia di Bologna e gridare: vi offro tutti gli Hag che vi siete persi!… 200 euro, con Mastercard.
Correggere tutti gli Hag con la grappa, perché altrimenti col cazzo che bevono… 600 euro, con Mastercard.
Comprare secchi di vernice e colorare tutti i muri… 1600 euro, con Mastercard.
Affittare un cinema solo per te e i tuoi amici e far proiettare nell’ordine: L’allenatore nel pallone, Fracchia la belva umana, Vieni avanti cretino e L’esorciccio… 20 mila euro, con Mastercard.
Chiamare Totti perché manca il quinto per il calcetto… 10 mila euro, con Mastercard.
Chiedere agli U2 se possono fare un pezzo in esclusiva per la suoneria del tuo cellulare… 80 mila euro, con Mastercard.
Radere al suolo il Mulino Bianco, pagare una tangente e fargli passare sopra una superstrada… 5 milioni di euro, con Mastercard.
Acquistare i diritti esclusivi di Calimero e Topo Gigio e fargli fare a vita i testimonial di un sexy shop… 1 milione di euro, con Mastercard.

Rubare la Mastercard dal portafoglio di un direttore marketing durante una riunione mentre ti dice: bella campagna, ma ho deciso di spendere i miei soldi in un altro modo… non ha prezzo.
CI SONO COSE CHE NON SI POSSONO COMPRARE.
PER TUTTO IL RESTO C’E’ MASTERCARD.

(dedicato a IYIarco e lui sa perché)

lo manda fra123 | 08:54 | commenti (27)

giovedì, marzo 25, 2004

GUIDA ALLA VALLE DEGLI ORTI


La Valle degli Orti è un triangolo di Pianura Padana, con i lati maggiori rappresentati dai corsi del Po e del Reno e il lato minore dalla costa compresa tra le foci dei due fiumi. Comprende diversi paesini: Valle degli Orti di Sopra, di Sotto, di Destra e di Sinistra. Circa 2000 anni fa la zona era ricoperta da foreste, come provano le scoperte di depositi ligniferi di querce nel sottosuolo. Nel corso dei secoli la Valle fu invasa, nell’ordine, dalle acque fluviali, da quelle marine, dai Goti, dai Visigoti, dai Galli, dagli ultracorpi e dagli hooligans. Quando poi, nei primi anni 90, arrivarono i direttori marketing, non ci fu più niente da fare. Comprarono tutto ed iniziarono quella che fu definita "la grande bonifica della Valle degli Orti", al termine della quale solo pochi lembi vallivi non vennero toccati dal congelamento. Sì, perché la particolarità della Vale Degli Orti è che è completamente ricoperta di ghiacchio. Un gigantesco freezer naturale. In questo modo la verdura per i famosi minestroni viene raccolta direttamente a cubetti, con un notevole risparmio di tempo e di denaro. È un posto surreale, che vale la pena di visitare. Sono lieto di essere il primo a pubblicare una “Guida ai piaceri della Valle degli Orti”.

La Valle
Meravigliosa. Particolarissima. Straordinaria. Gli uffici marketing addossati l'uno all'altro (tutti in severa moquette grigia), le grandi sale riunioni sparse un po’ ovunque, i maestosi orti ghiacciati che si perdono a vista d’occhio e i pupazzi di neve usati come spaventapasseri, rappresentano il tratto caratteristico della fisionomia della vallata.

La popolazione
La presenza umana è scarsa, di solito limitata all’attività connessa al lavoro. Gli abitanti non sono tanti nella Valle degli Orti, soprattutto da quando hanno ridotto il personale. Magari qualche stagista usato al posto dei pupazzi di neve, ma è raro.

La lingua
Gli abitanti della Valle degli Orti parlano uno slang molto particolare: un misto tra business english e dialetto di bolognese. Tipiche sono le frasi tipo “As soon as possible, boia d’un mond lèder”, oppure “Soc’mel che execution!”. In genere gli abitanti capiscono benissimo l’italiano, a patto che qualcuno gli faccia dei disegni.

I ristoranti
Il più famoso è la “Locanda del Pinguino Sgozzato” dove si possono assaggiare i piatti della tradizione: il minestrone di verdura surgelato servito in deliziose ciotole gialle, oppure il minestrone di verdura surgelato servito in raffinate ciotole blu. La vera specialità però è il famoso minestrone di verdura surgelato servito sul tagliere. Da provare. Per chi ama l'alternativo consigliamo il “Surgelo”, frequentato soprattutto da giovani. Nel menù (particolarissimo) trovano posto il minestrone di verdura a cubetti ancora da scongelare e il minestrone di verdura “one shot”, così chiamato perché servito dal cameriere direttamente con l’imbuto. Per gli snob c'è il mitico “Ice Cube”. È un gigantesco igloo di 3 piani, frequentato per lo più dai Vip del luogo. Gente di un certo livello, come l’Abominevole Uomo Delle Nevi, Iceman, gli gnomi di Babbo Natale e la Fatina di Philadelphia Che Vive nel Frigorifero. Spesso c'è spettacolo: tutti giovedì alcuni direttori marketing suonano i loro cellulari a ritmo di salsa.

Bellezze e curiosità
Tra i monumenti, famoso è quello dedicato alla Casalinga di Voghera, raffigurante la Casalinga di Voghera tra i fornelli mentre prepara il minestrone di verdura e guarda Voghera. Poi c’è il Museo di Storia Naturale. Aperto nel 1996, all’interno sono custodite numerose collezioni di elevato interesse naturalistico, tipo l'esposizione di tutta la fauna più significativa presente all'interno della Valle: pinguini, trichechi, orsi polari e direttori marketing semicongelati. Imperdibile è il Museo della Scienza e della Tecnica, con la più grande raccolta di mestoli di legno. Infine fate un salto anche alla Mostra Permanente della Verdura Surgelata, che espone le verdure più belle raccolte nella zona tra cui una carota di 7 chili trovata da un manager con l’aiuto di un coniglio da fiuto.

Lo sport
Nella Valle degli Orti lo sport più popolare è il lancio di nuovi prodotti. Il campione locale, il dottor Brini del’ufficio Marketing e Sviluppo, è capace di lanciare fino a 20 nuovi tipi di minestrone surgelato all’anno: suo è il minestrone di verdure alla Rubik, un unico cubo ghiacciato con 6 verdure diverse su ogni lato. Un passatempo gastronomico che però non ebbe mai il successo sperato.

Clima
Chiaramente un freddo della madonna.

Come ci si arriva
Già, come ci si arriva? Nessuno lo sa. Anzi, c’è chi dice che la Valle degli Orti neanche esista davvero, che sia solo un’invenzione, una fantasia, una leggenda metropolitana diffusa da un direttore marketing a suon di miliardi. Comunque, se proprio volete provare, percorrete la via Emilia, almeno fino a Modena. Se fuori è tutto ghiacciato, ci sono 20 gradi sottozero e i pinguini vi fanno ciao, probabilmente siete nella direzione giusta.

Buon viaggio.

(dedicato a Reme, perché se lo merita)

lo manda fra123 | 12:13 | commenti (28)

lunedì, marzo 22, 2004

APOCALYPSE COW - Un viaggio nelle tenebre dell'animo animale, dove si annida il male, la follia, l'orrore.

Il direttore marketing Willard, appartenente ai servizi speciali di una nota multinazionale, viene convocato per un incarico pressoché assurdo.
“La situazione è grave, Willard. Se lo ricorda il soggetto XX452-77Y?”
“Mmmm … XX452-77… ma non è il nome in codice della nostra Adalgisa? La mucca di Fruttolo…”
“Affermativo signor Willard. È proprio la nostra mucca di Fruttolo. Il simbolo della merenda sana e nutriente, nata dall’unione del dna di una pezzata olandese con quello della frutta. Un organismo geneticamente modificato pressochè perfetto. Grazie a quel dannato ruminante almeno 3 generazioni di mocciosi sono cresciuti sia fisicamente sia mentalmente, credendo che le mucche vivessero nei frigoriferi. Legga questa indagine. È stata effettuata su un campione di 5000 bambini delle elementari. Alla domanda: che cosa producono le mucche? Il 60% ha risposto yogurt alla fragola, il 20% yogurt alla ciliegia, il 10% i bilanci truccati e solo il restante 10% ha risposto il latte.
“Sì, ma con il Nesquik.…”
“Esattamente. Ottimo Willard. La vedo preparato. D’altra parte me lo avevano detto che lei era uno dei nostri elementi migliori.
“Grazie signore”
“Ecco perchè abbiamo pensato a lei per questa missione. Vede signor Willard… la mucca di Fruttolo è come dire… impazzita. È uscita dai ranghi, è andata fuori di senno. Sa cos’è la BSE?”
“Si signore… BSE, ovvero encefalopatia spongiforme bovina. È una malattia neurologica degenerativa che colpisce i bovini. L’origine pare risieda nell'ingestione di mangimi animali contaminati. Il bovino diventa pù inquieto, più aggressivo, dimagrisce e barcolla. La progressione è costante e col tempo i sintomi si aggravano: nella fase finale della malattia la vittima perde tutte le capacità mentali e fisiche.”
“Esattamente quello che è successo alla nostra mucca. Due giorni fa, durante le riprese del nuovo spot televisivo per il lancio del gusto kiwi, è impazzita, ed è fuggita in preda a una sorta di delirio. Si è rifugiata da qualche parte, tra il Vietnam e la Cambogia. Ha creato un efferato regno personale in cui è venerata come una dea da un gruppo di bambini fruttolodipendenti. Minaccia di diffondere un comunicato stampa, di chiamare Striscia e di andare come ospite a Mi manda Rai Tre. Signor Willard, gli ordini sono questi: risalga il fiume, trovi la mucca e la uccida. Noi l’abbiamo creata, e noi dobbiamo distruggerla. Non possiamo permetterci di avere una mucca di Fruttolo pazza. Crollerebbero le vendite, crollerebbe la nostra reputazione. E crollerebbe pure il suo stipendio, Willard…”
“Capisco signore. Parto subito”
“Buona fortuna signor Willard. E si ricordi di compilare i time-shit.”

La lunga risalita della barca lungo il fiume è una discesa nei gironi danteschi dell’inferno. A bordo della motovedetta, Willard insegue la propria missione lacerato dai dubbi: se uccido la mucca di Fruttolo, con che faccia poi riuscirò a guardare mio figlio negli occhi? L'impresa non è facile poiché il direttore marketing viaggia con un modesto natante e con pochissimi uomini; inoltre il fiume è pieno di insidie. Giunto a destinazione, Willard scopre che la mucca di Fruttolo si è rinchiusa in una sorta di reggia-tempio. Numerosissimi sono i bambini armati. Willard viene catturato e portato al cospetto del bovino impazzito. Quella che si ritrova davanti è una mucca abbrutita e incazzata dal morbo, la maschera pura della follia. La sua testa, una volta vivacizzata da una deliziosa fragolina stampata sul pelo, ora è rasata a zero. La ruminante figura emerge dal buio.
“Signor Willard, che piacere. Io so perché è qui. In un certo senso me l’aspettavo…”
“ Ah sì? E allora facciamola finita”
“Lei mi fa pena, Willard. Tutti voi mi fate pena. Credete di poter gestire la natura, vero? Sfortunatamente però la natura ha i suoi programmi, che sono molto lontani dalle vostre charts di Power Point. Siete voi che mi avete creato. Milioni di bambini ora, credono che le mucche vivano nei frigoriferi. Che siano allevate nei banchi del fresco dei supermercati. Che al posto del latte, facciano yogurt alla fragola, alla ciliegia.
"Sì, lo so. Ho letto il sondaggio..."
Mi guardi signor Willard, mi guardi bene: non sono diventata un mostro. Lo sono sempre stata. Prima avevo un manto delizioso, una meravigliosa chiazzatura nera. Ora continuano a spuntarmi macchie a forma di frutta. Lo sa che ne ho una a forma di kiwi vicino al culo?
“Beh, il kiwi è la novità di quest’anno. E' una mia idea. I bambini impazziranno.”
“Beh, anch’io. Per questo non mi avrete mai più… mi uccida, signor Willard.”
“Lei è pazza. È la mucca pazza, più pazza che io abbia mai visto. Addio.”
Tre colpi di pistola vibrarono nell’oscurità. Adalgisa crollò a terra esalando l’ultimo respiro. Willard si avvicinò al corpo con l’impressione che la mucca volesse dirgli un'ultima cosa.
“Se… ti….. piace…. la frutta…mangiatela….. tutta.”

The End (quella dei Doors)
Dedicato a Waitress che me lo aveva chiesto...)

lo manda fra123 | 08:33 | commenti (84)

giovedì, marzo 18, 2004

Scusate, è un piccolo aggiornamento. Giovedì, ore 22. Ragazzi, leggete adagio questo post, perchè deve durare fino a lunedì. Il lavoro mi chiama. Io faccio finta di niente, ma quello insiste. Come diceva Joker: tante cose da fare, in così poco tempo... Un bacio a tutti.


LA FOLLIA DEL DIRETTORE MARKETING

Parte prima. Il Colloquio.
Giacomo Torrence è un direttore marketing che sta attraversando un periodo di profonda crisi professionale. Deve finire di scrivere un documento strategico in Power Point per il lancio di una nuova linea di biscotti per la prima colazione. Accetta di lavorare come custode in un grande albergo sulle montagne del Colorado, l’Overlook Hotel. Giacomo è a colloquio con il direttore dell’albergo. “Signor Torrence, è sicuro di riuscire a resistere? Rimarrà solo tutto l’inverno….”
“Oh… non si preoccupi, la solitudine è proprio quello che sto cercando… vede, io sono un direttore marketing e devo finire di scrivere un documento strategico per il lancio di una nuova linea di biscotti per la prima colozione… ho bisogno di trovare l’ispirazione. Trascorrere cinque mesi in completa solitudine è proprio quello che mi ci vuole. E poi non sarò solo. Mia moglie e mio figlio saranno qui con me. Danny impazzirà quando vedrà questo posto…”
“Capisco” risponde il direttore dell’albergo, “Però c’è una cosa che lei deve sapere: dieci anni fa, in circostanze analoghe, un Account Director, prima di suicidarsi, ha fatto a pezzi le due figliolette e la moglie a colpi di I-Book… proprio qui, capisce? Insomma, ci tenevo che lei lo sapesse, sa, per correttezza”
“Che cos’è la correttezza?” Chiede il Direttore Marketing.

Parte seconda. La chiusura invernale.
Giacomo Torrence, al corrente degli inquietanti precedenti, non se ne cura e raggiunge il posto con la moglie Wendy e il figlioletto Danny di sette anni. Quest’ultimo possiede una particolare facoltà, la “visione strategica”, una capacità, che pochi uominihanno, di poter vedere cose che agli altri è difficile immaginare. E' un vero e proprio talento che il bambino usa per scrutare la realtà che lo circonda e per aiutare il padre nel lavoro. La famiglia Torrence prende possesso dell’Overlook Hotel.

Parte terza. Martedì.
Dopo un primo periodo di relativa tranquillità, accadono cose strane. Il piccolo Danny comincia ad intravedere stranezze di ogni genere: durante un giro per i corridoi sul suo triciclo, scorge due gemelle che gli implorano di chiedere al padre una particina nel prossimo spot dei biscotti. Poi, guardando gli ascensori, ha l’impressione che dalle porte sgorghi il Tavernello.

Parte quarta. Sabato.
Anche Giacomo incomincia ad avere vere e proprie allucinazioni: prima, desiderando un Crodino, crede di essere un gorilla ed instaura un immaginario dialogo con il cameriere Lloyd nella sala da ballo dell' Overlook, poi entra nella camera maledetta, la 237, e ha una terribile visione: una bellissima donna gli si presenta davanti, completamente nuda. È Megan Gale. Lui l’abbraccia e si rende conto che in realtà si tratta della nonna di Quattro Salti in Padella. Giacomo ne rimane scosso. Cerca di lavorare ma ormai è completamente andato e non riesce a trovare la giusta concentrazione. In più ci si mette pure la moglie, Wendy, che continua ad offrirgli come spuntino i biscotti della concorrenza. Questa è una cosa che proprio lo fa imbestialire. I due litigano, lui cerca di ucciderla, lei lo colpisce con una mazza da baseball e lo rinchiude nel freezer. Insomma, le classiche scaramuccie tra marito e moglie. Progressivamente l’equilibrio mentale dell’uomo comincia ad alterarsi. Rinchiuso nel freezer, crede di essere una Keglevich.

Parte quinta. Lunedì.
Giacomo è completamente impazzito, lo spirito malvagio dell’Account Director si è impossessato di lui. Riesce a libersi dal freezer e, armato di ascia, comincia a dare la caccia alla sua famiglia con l’obiettivo di sterminarla. Inseguito, il piccolo Danny riesce a seminare il padre fuggendo nel labirinto che si trova di fronte all’albergo. Giacomo non riesce più ad uscire e morirà congelato. Madre e figlio, invece, riusciranno a scappare utilizzando il gatto delle nevi. L’ultima inquadratura è la pagina di Power Point con il documento strategico per il lancio di una nuova linea di biscotti per la prima colazione. E' la prova definitiva della pazzia dell'uomo. Sullo schermo c’è solo una frase, ripetuta centinaia di volte:
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA
IL MATTINO HA L’ORO SAIWA IN BOCCA

Fine.
(dedicato a Fiottolino)

lo manda fra123 | 08:31 | commenti (33)

mercoledì, marzo 17, 2004

Dio esiste. Ora lo so. Ho una riunione tra meno di 10 minuti e il tempo di scrivere, proprio non riesco a trovarlo. Poi apro la posta e trovo un messaggio di Fiottolino. Il mitico Fiottolino. Dice che ha scritto qualcosa per me e mi chiede se lo posso postare. Sono salvo. Lo ringrazio per lo straordinario tempismo. A proposito di Fiottolino, anche per lui Dio esiste. Lo ha incontrato di persona. Buona lettura.


Mi trovavo a casa a giocare col mio gatto, quando all’improvviso mi è apparso Dio sotto forma di luce. Mentre MiùMiù scappava sotto il letto, Dio mi diceva:
“Fiottolino”
“Sì signor Dio”
“Ho deciso che sarai tu a giudicare le sette pubblicità capitali”
“Ma signor Dio perché proprio Io?”
“Perché io non guardo la televisione e Fra123 bestemmia”
E così un po’ perché mi faceva piacere e un po’ perché ci avevo paura a dire di no a Dio, accettai.
“Signor Dio posso usare uno schema classico tipo invidia, accidia, superbia, lussuria, avarizia, golosità e ira ? “
“è la prima cosa che viene in mente, Fiottolino, se lo facevo fare a Fra123, chissà che mi tirava fuori
Ma siccome nemmeno Dio ci aveva tanta voglia, poi alla fine ha accettato.
Golosi. Ho deciso per la famiglia delle Panatine. non tanto per la canzoncina che spesso ho cantato anch’io, ma soprattutto per la mamma: insomma si vede che ha 15 anni. Ho inserito anche la bambina Dufur, ma solo perché diceva “cavallo goloso” quindi forse non vale.
Avari Ho scelto quello sfigato della Mastercard che va a suonare alla festa della sua ex. Insomma va bene il denaro, ma c’è anche una parola chiamata dignità.
Iracondi Ho punito gli autori dello spot Golf, per aver usato dei miti paragonandoli ad una macchina. L’ira è quella che hanno suscitato in me.
Accidiosi Ho punito quelli della Adidas, perché secondo me potevano fare di meglio e poi perché i miti non si toccano.
Lussuriosi Ho punito uno spot Nigeriano per un preservativo, che sarò lieto d’inviare a chi me lo richiederà.
Superbia Ho punito Fra123 perché deve essere sempre più bravo lui. Invidia Ho punito me stesso, perché sono invidioso di tutti questi spot e pure di Fra123.
A quel punto mi è riapparso Dio e mi ha detto:
“Fiottolino a parte che la sciatteria con cui hai stilato questa classifica è terribile, la soluzione finale è copiata da Seven “
“Ah l’ha visto anche lei quel film”
“Cosa dici a tua discolpa?”
“Ho sky, passano poca pubblicità, e poi volevo vincere qualcosa anch’io”
FINE
Quest post è come una torta venuta male.

lo manda fra123 | 08:25 | commenti (13)

martedì, marzo 16, 2004

ART ATTAK. Ciao ciao bambini! Oggi parleremo della Festa di Halloween. Brrr, che paura! Dovete sapere che Halloween è una festa antichissima. Il simbolo più conosciuto di Halloween è la Jack-o'-lantern, cioè la mitica zucca scavata e intagliata con espressioni davvero mostruose- mostruosette! La notte di Halloween è tradizione mettere queste zucche, illuminate da una candela, sui davanzali o i terrazzi delle case, casine, casette. Questa tradizione, bambini, prende origine da un'antica leggenda irlandese, che racconta la storia di un fabbro di nome Jack, ubriacone e taccagno, insomma un tipo davvero poco raccomandabile! Beh, non perdiamo altro tempo. Bastano un paio d’ore a disposizione, un elenco del telefono, un cliente ING, una mazza da baseball, una motasega e un po’ di colla vinilica ed ecco che possiamo sprigionare la nostra fantasia per realizzare una zucca di Halloween davvero particolare! Siete pronti? Ok. Cercate sull’elenco l’indirizzo di un ufficio ING, la banca on line più grande del mondo, uno dei principali gruppi finanziari del pianeta. È presente in 60 paesi, volete che non ci sia anche nella vostra città? Trovata? Bene. Ora andateci e nascondetevi dietro un cespuglio, un cassonetto, un palo o una colonna. Fatto? Ora non dovete fare altro che attendere l’arrivo di un cliente. Non è difficile e non dovrete attendere molto. Il conto di deposito offre il 3% di interesse, zero spese e zero rischi. Tutte le operazioni, dall’apertura ai depositi, dai trasferimenti alla chiusura sono a costo zero, non si paga nemmeno l'imposta di bollo annuale del conto corrente. Hanno più di 400 mila clienti, sarete mica così sfigati da non incontrarne nessuno proprio oggi? Aspettate. Bene, un cliente è appena entrato. Vedrete che tra pochi minuti uscirà con in tasca un bel contratto firmato ed in testa una bella ed enorme zucca. Eccolo! Visto? Adesso prendete la vostra bella mazza da baseball e inseguite il cliente. Sbam! Sbam! Sbam! Colpitelo forte forte forte con la vostra mazza. Fatto? Trascinate il cliente fino a casa, levategli la zucca dalla testa e legatelo ad una sedia, coprendogli la bocca con un fazzoletto. Fatto? Bene, adesso avete la vostra bella zucca fuori stagione: liscia, enorme, senza difetti. Pulite bene la superficie esterna con una spugna e acqua, poi prendete la vostra motosega e tagliate la parte superiore della zucca. Fatto? Visto che sorpresa? Ora cominciate a scavare l'interno per eliminare tutti i soldi che il cliente si era messo nella zucca. Via tutte le monete, via tutti i contanti. L’uomo comincerà ad agitarsi, è normale. Non preoccupatevi, per questo gli abbiamo coperto la bocca con un fazzoletto e con il nastro adesivo. Nessuno potrà sentirlo urlare.... Gettate via i suoi risparmi di una vita e concentratevi sulla zucca. Disegnate sopra occhi, naso e bocca e intagliali con un coltello, facendo ben attenzione a non sbagliare! Se siete inesperti, riducete al minimo le curve e gli angoli, che sono i più difficili da incidere. Lavorate lentamente, la fretta induce facilmente all'errore! Per terminare la lanterna occorre una bella candela, che va posta al centro della zucca e accesa al momento opportuno. Ovviamente la zucca va lasciata scoperchiata, in modo da permettere al fumo di uscire. La vostra zucca di Halloween è pronta! Non è meravigliosa- meravigliosetta? Ciao bambini, e arrivederci alla prossima puntata.

lo manda fra123 | 09:36 | commenti (14)

lunedì, marzo 15, 2004

STORIA D’AMORE DI UN VIGILE URBANO. Può succedere. È difficile, ma può succedere. Non è una favola, è la realtà. La vita è strana. Non servono ricerche affannose, ore ed ore in palestra, vestiti all’ultima moda, serate in discoteca e notti insonni girovagando per locali e feste con la speranza di trovare l’anima gemella. No. Basta indossare la solita divisa, uscire di casa e andare per strada, al lavoro. Magari, è proprio lì che Cupido scocca la sua freccia. Una freccia che può assumere forme svariate, come quella di una multa. Un’infrazione, un fischio, una multa salata da pagare. Insomma, ora so cos’è l’amore. Dicevo, è successo tutto qualche settimana fa. Quel giorno ero di servizio ad un incrocio, per controllare che il semaforo venisse rispettato. Ero triste, perché la monotonia della vita stava uccidendo i miei sogni. Tutti gli automobilisti indossavano regolarmente la cintura di sicurezza, e parlavano al cellulare mediante auricolare, come vuole la legge. Le mamme che portavano al nido i figli avevano tutte i seggioloni montati ed installati a norma. Sul ciglio della strada tutte le auto avevano esposto il regolare gratta e sosta. I ragazzi, in sella ai loro scooter catalitici viaggiano in fila e ordinati. Una noia mortale. Non potevo sapere che, in fondo alla strada, 5 semafori prima del mio, lei correva a perdifiato cercando di fuggire da frotte di ammiratori. E non potevo sapere di quel famoso campione di motociclismo che, in sella ad una potentissima giapponese, salta, impenna, sgomma e derapa per salvarla. Non potevo saperlo. Quello che so è che ad un certo punto li ho visti. Sfrecciavano a tutta velocità sulla pubblica via a velocità sostenuta, violando diversi articoli del Codice della Strada, che ora come ora non ricordo. In più, lei indossava un modesto casco, un casco che neppure era allacciato e che, secondo me, non era nemmeno omologato. Un fischio e una paletta alzata e i due si trovano costretti ad accostare sul ciglio della strada. E’ stato sufficiente il controllo dei documenti, la stesura del verbale con relativo bollettino da pagare per rimanere affascinato. Appena la vidi, mi innammorai di lei. Era la donna che per tanto tempo avevo cercato e che corrispondeva esattamente ai miei gusti. “Patente e libretto” dissi. Avrei dovuto tacere. Il mio imbarazzo cresceva e intanto la guardavo e mi sentivo morire perché avrei voluto baciarla lì davanti a tutti. Il motociclista non diceva niente. Rideva. Lei invece prese la mia mano e disse: ”Lei non capisce, questa è tutta finzione, è solo una pubblicità… su per favore, non può chiudere un occhio, solo per stavolta…Dai…” Le mie dita tra le sue erano gelate e quasi non respiravo. Un nodo in gola e non avevo la forza di obiettare. Avrei voluto dirle” Sì, come vuoi tu, tutto quello che vuoi…”. Ma non potevo. Non potevo, capite? “Signorina, mi spiace ma sono costretto ad elevare regolare contravvenzione” Lei replicò, con un tono misto di divertimento e commiserazione: “Forse non ci siamo capiti... stiamo girando uno spot” Io non sentivo. Non riuscivo a sentirla. Ero concentrato solo sui suoi gesti, sulla sua voce calda, su quelle mani da principessa che mi avevano turbato, su quel modo di sistemarsi i capelli dopo essersi tolta il casco (a proposito, avevo ragione, non era omologato), sulle sue belle gambe scoperte da quella gonna colorata, sulle forme modellate dei suoi seni così perfetti. Dovetti cedere. “Ok” dissi. “Però me lo farebbe un autografo? Qui, sul verbale. Lei prese la penna e scrisse il suo meraviglioso nome. A Gianfranco with love. Kiss Kiss, Alice. Li lasciai andare. Capii subito che tra loro c’era qualcosa. Adesso sono qui, al comando dei Vigili Urbani di Milano per stendere il rapporto. Non ci riesco, continuo a pensarla. La cosa più difficile da accettare quando sai che lei ha un altro è che, mentre tu pensi continuamente a lei, lei continua a vivere tranquillamente la sua vita. Con l’altro. Mi assale la malinconia, ma devo farmene una ragione. Non posso competere con un campione di motociclismo. Io non sono nessuno. Però è bello essere innamorati. C’è solo una cosa che ancora non riesco a capire, che proprio non riesco a mandare giù. Mi hanno raccontato lo spot. Mi dite che cazzo c’entra la rapidità di connessione ad Internet, con la velocità di una motocicletta?

lo manda fra123 | 08:45 | commenti (21)

venerdì, marzo 12, 2004

LE AVVENTURE DI WONDER WOMAN. Wonder Woman nacque dalla geniale intuizione di un fumettista americano il quale giunse alla conclusione che nel mondo dei supereroi mancava una versione al femminile di Superman. La sua nascita però non fu affatto casuale, bensì il risultato di uno studio commissionato dal suo creatore ad un famoso ginecologo del Winsconsin. Il luminare, dopo aver visionato decine e decine di spot sugli assorbenti femminili scoprì che le donne, in quei giorni, acquistano dei veri e propri superpoteri: si lanciano spavalde col paracadute da 5000 metri, vincono ogni genere di finale sportiva, fanno la ruota in palestra, ballano la salsa, il flamenco, il mambo e la polka. E ancora, salvano i gattini sugli alberi, inseguono le auto, si aggrappano ai pali della luce, fanno la giravolta, la fanno un’altra volta, guardano in su, guardano in giù, danno un bacio a chi vuoi tu. Così arrivò Wonder Woman: figlia della regina Hyppolita e campionessa delle Amazzoni, in possesso della saggezza di Athena, della forza di Ercole, della velocità di Mercurio, della bellezza di Afrodite e del ciclo mestruale di una cavalla. Nata e cresciuta in un mondo di sole donne, la mitologica isola Paradiso, nascosta nel triangolo delle Bermude, Wonder Woman scende tra i comuni mortali per salvare il mondo. Si presenta subito come un personaggio aggressivo ma allo stesso tempo dolce. E’ tenera ma lunatica, con forti sbalzi d’umore dovuti a tempeste ormonali fuori dalla norma. Ma, proprio questo suo abbondante flusso mestruale, dava alla ragazza una forza sovrumana. In quei giorni, diventava imbattibile. Una supereroina, con superpoteri dovuti ad un superciclo. Il plot narrativo era sempre uguale, avventura dopo avventura. Ecco alcune delle storie che hanno fatto epoca. FURTO DI MEMORIA. Un "vampiro psichico" attira alcuni ingegneri governativi nel suo covo al fine di rubare i loro segreti nazionali. Il Governo chiama Wonder Woman, che però deve aspettare l’arrivo delle mestruazioni per entrare in azione. Intanto gli ingegneri muoiono tutti. FORMICHE KILLER. Uno scienziato sviluppa la forza sproporzionata di una formica e l'abiltà di controllare migliaia di insetti, allo scopo di conquistare il mondo. Il Governo chiama in aiuto Wonder Woman, che però deve aspettare l’arrivo delle mestruazioni per entrare in azione. Nel frattempo le formiche si impadroniscono del mondo e lo devastano. IL DELFINO MORTALE. Un delfino addestrato da un gruppo di terroristi viene mandato in una missione mortale a distruggere 500000 barili di petrolio. Il governo chiede aiuto a Wonder Woman, che però deve aspettare l’arrivo delle mestruazioni per entrare in azione. Il delfino riesce nel sabotaggio, i barili scoppiano e il mondo cade nella più grande crisi petrolifera che si ricordi. INVASIONE ALIENA. La terra sta per essere invasa da ostili forze aliene. Tutti i governi chiamano disperati Wonder Woman, che però deve aspettare l’arrivo del ciclo mestruale per entrare in azione. Il mondo cade nelle mani dei marziani. L'UOMO PIU' RICCO DEL MONDO. Un miliardario scompare. La polizia chiama Wonder Woman, che però deve aspettare l’arrivo delle mestruazioni per entrare in azione. Il miliardario non verrà mai più ritrovato. Dopo un po’ persino i più scatenati fan della serie cominciarono a rompersi i coglioni. Il pubblico invece cominciò a chiedersi perché le formiche giganti, gli alieni, i terroristi e i delfini sabotatori decidessero di distruggere il mondo proprio nella pausa tra una mestruazione e un’altra di Wonder Woman. Si insinuò il dubbio che l'eroina facesse il doppio gioco. La cosa andò avanti per un po’, fino a quando Wonder Woman, raggiunta la menopausa, perse i suoi superpoteri e andò in pensione. Senza mai salvare neppure un gattino dall'albero.

lo manda fra123 | 08:54 | commenti (30)

giovedì, marzo 11, 2004

LA FAVOLA DEL BRUTTISSIMO ANITROCCOLO. Sigla: a mille ce n’è… nel mio mondo di fiabe da narrar… (coro: daaaa narraaaar….). L'estate era iniziata, i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna. In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli, nei pressi di un piccolo laghetto, Mamma anitra aveva iniziato la cova. Non stava più nelle penne ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole. Finalmente, uno dopo l'altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire tanti adorabili anitroccoli gialli. “Ci siete tutti?” Domandò Mamma anitra. Mentre li contava, notò un uovo che non si era ancora schiuso e se ne meravigliò. Si mise allora a covarlo nuovamente con aria contrariata. Finalmente, dopo parecchi giorni, l’uovo si aprì e ne uscì un anitroccolo brutto, senza piume e con il becco a forma di cesso.”Che orrore!” Esclamò Mamma anitra. Il giorno seguente, Mamma anitra portò la sua piccola famiglia ad un vicino ruscello e saltò nell'acqua: gli anitroccoli la seguirono tutti, compreso quello brutto, spiumato e con il becco a forma di cesso che non riusciva a nuotare, ma galleggiava benissimo. “Mi sento già più sollevata” sospirò Mamma Anitra “almeno non affoga…”. Ciò nonostante, Mammma anitra si vergognava tantissimo di lui ed era sempre in imbarazzo ogni volta che incontrava qualche amica. “Non sarà bello adesso” diceva “può darsi però che, crescendo, cambi; e poi ha un buon carattere, e soprattutto mi aiuta in casa: come pulisce il water lui, non lo pulisce nessuno” assicurò Mamma anitra accarezzando il becco a forma di cesso del piccolo anitroccolo. L'anitroccolo, nei giorni a seguire, fu schernito da tutti gli animali del cortile: le galline lo vedevano ed imitavano il rumore dello sciacquone, mentre il tacchino, gonfiando le sue piume, lo insultava chiamandolo simpaticamente “cloaca”. Il piccolo anitroccolo era molto infelice. Un giorno, stanco della situazione, scappò da sotto la siepe. Dopo qualche ora di marcia, raggiunse la città e arrivò nei pressi di un grande palazzo con grandissime vetrate. L'anitroccolo si infilò dentro: era la dimora di un uomo che si faceva chiamare Direttore Markerting. Alla vista dell'anitroccolo, l’uomo ebbe un sussulto. “Ciao, piccolo” disse l’uomo. “Ciao” rispose l’anitroccolo. “Perché hai l’aria così triste?” domandò l’uomo. “Perché sono brutto, senza peli e ho il becco a forma di cesso” rispose l’anitroccolo piangendo. “Vieni qui da me” disse l’uomo “ti spiego un po’ di cose…” L’anitroccolo passò l’intero inverno nel grande palazzo pieno di vetrate a studiare. Imparò un sacco di cose: che i water vanno puliti internamente tutti i giorni con l'apposito scopino e che per l'esterno, per esempio l’asse e il coperchio, basta strofinare con una spugnetta intrisa di detergente cremoso o ammoniaca. Imparò la differenza che passa tra un detergente a lento rilascio e quello a pastiglie. Poi un giorno le allodole cominciarono a cantare e il sole riscaldò la terra: la primavera era finalmente arrivata! L’anitroccolo fu portato dal direttore marketing in un posto grandissimo, pieno di gente e di carrelli. Che sorpresa! Che felicità! Non osava crederci: non era più un anitroccolo grigio, senza peli e con il becco a forma di cesso… era diventato un meraviglioso Anitra WC con l’etichetta, il tappo con valvola di sicurezza e tutto il resto. Venne posizionato sullo scaffale, e tutti gli altri Anitra WC, compreso il formato famiglia, si avvicinarono e lo accarezzarono con il becco dandogli così il benvenuto, mentre alcune casalinghe riunite attorno al bancale del reparto PULIZIA DELLA CASA declamavano a gran voce la sua bellezza, la sua eleganza e il prezzo così estremamente concorrenziale. L’anitroccolo quasi si vergognava: lui che era stato per tanto tempo un brutto anitroccolo era finalmente felice e ammirato. Fu adottato e visse per un paio di settimane felice e contento sotto il lavello di una casalinga di San Donato Milanese.

lo manda fra123 | 09:02 | commenti (21)

mercoledì, marzo 10, 2004

LA TRAGEDIA DEL KIMBONIC (SECONDA PARTE). Seguirono ore durissime per gli sventurati del Kimbonic, il piroscafo che, durante il suo viaggio inauguale, si era andato a schiantare contro un iceberg per colpa di un comandante caffeinomane. Onde evitare che tra i passeggeri si diffondesse il panico il comandante ebbe un’idea geniale: convocò tutti al bar della sala grande per spiegare loro l’accaduto con calma, davanti ad un buona tazza di caffè. Qui il barman gli fece notare che l’urto, oltre allo squarcio tremendo e fatale, aveva provocato anche la caduta di tutte le mensole con le tazzine sopra. “Comandante,” disse il giovane infilandosi il giubotto di salvataggio “…è più facile trovare un posto libero su una scialuppa che una tazzina da caffè. A questo proposito, io col suo permesso mi avvierei…” Il comandante entrò in una crisi d’astinenza senza precedenti: tracannò mediante imbuto 10 litri d’orzobimbo che ovviamente non sortì nessun effetto. Dopo cinque minuti il vecchio lupo di mare cominciò ad avere visioni mistiche a sfondo concorrenziale: gli apparvero San Pietro, Bonolis, Laurenti e il direttore marketing di Lavazza che lo invitavano a bere un Crema&Gusto. Lo ritrovarono nelle cucine mentre chiedeva la mano all’anziana cuoca ottantenne, chiamandola Carmencita. Ma il vero dramma fu per i passeggeri di terza classe: vennero riuniti sottocoperta e fu detto loro di attendere, perchè finiti di imbarcare i passeggeri di prima, poi sicuramente sarebbe toccato a loro. La promessa fu fatta dal primo ufficiale di bordo che si copriva il volto con le mani, perché gli veniva troppo da ridere. La confusione era totale. Le prime scialuppe di salvataggio vennero calate semivuote togliendo a molte persone la possibilità di salvarsi. Su una di queste c'era il comandante che, vigliaccamente, si allontanò dalla nave con a bordo una cameriera, un barista, tre sacchi di miscela espesso e una piccola moka elettrica che prudentemente s’era portato da casa. Ore 2:20. Il Kimbonic si stava inclinando sempre di più e con lui, anche l’enorme Bialetti che destabilizzava il piroscavo rovesciando litri e litri di caffè ovunque. La tremenda pressione esercitata fece sì che lo scafo si spezzasse in due tronconi tra il terzo e il quarto fumaiolo. Legggenda vuole che fuori, sul ponte di prima classe l'orchestra continuò a suonare il jingle dello sponsor fino all'ultimo istante per tranquillizzare i passeggeri. La parte di prua, più pesante affondò subito e poco dopo toccò alla parte di poppa che prima tornò al suo posto, poi si innalzò verticalmente per poi inabbissarsi nelle buie acque. Alle ore 2:20 del 15 gennaio 1999 il Kimbonic scomparì dalla superficie del mare. Le persone che affondarono con la nave e quelle che furono trascinate dal suo risucchio morirono quasi subito. Ore 4:10. La nave dei soccorsi arrivò sul luogo del disastro e non trovò altro che calma piatta e le scialuppe che contenevano 705 persone delle 2200 presenti sulla nave. Il mare era disseminato di corpi che galleggiavano nell'acqua gelata. Una scialuppa in particolare attirò l’attenzione dei soccorritori: qualla dove un uomo, in divisa da comandante, era intento a sorseggiare una tazzina di caffè. “Ma come fa a bere il caffè mentre intorno a lei galleggiano solo cadaveri?” urlò un guardamarina. “A me, me piasce” rispose l’infame ordinandone un altro. Chiese asilo politico in Colombia dove morì un anno dopo per crisi cardiaca. FINE.

lo manda fra123 | 08:31 | commenti (25)

martedì, marzo 09, 2004

LA TRAGEDIA DEL KIMBONIC. Il transatlantico Kimbonic, considerato un gioiello tecnologico e il più lussuoso piroscafo da crociera mai realizzato prima, salpò da Genova il 10 gennaio 1999 con oltre 1500 passeggeri e 16 tonnellate di caffè a bordo per il suo viaggio inaugurale. Veniva considerato un piroscafo inaffondabile: lo scafo era dotato di un doppio fondo profondo 1 metro e 83 centimetri che si estendeva per tutta la lunghezza della nave. Fra la prora e la poppa erano stati ricavati 16 compartimenti stagni separati da 15 paratie che si estendevano al di sopra della linea di galleggiamento. Erano presenti 12 porte a tenuta stagna, che potevano essere comandate elettricamente direttamente dalla plancia di comando. In 30 secondi potevano essere chiuse completamente tutte. Tuttavia c'era un punto debole: un’enorme moka Bialetti alta 15 metri e 8 metri di diametro, posizionata tra gli scompartimenti di prima e di seconda classe. Era stata una speciale richiesta del comandante, grande lupo di mare e caffeinomane impenitente. Alle ore 1:30 di giovedì 11 gennaio il Kimbonic mollò gli ormeggi. Tutte le caldaie vennero accese, e contemporaneamente venne acceso il fuoco sotto l’enorme macchinetta del caffè. La velocità del piroscafo era di 22 nodi. Quella del comandante di 2 caffè ogni quarto d’ora. 14 GENNAIO, DOMENICA. Il tempo era bello, la visibilità buona, il Kimbonic viaggiava intorno ai 30 nodi mentre il comandante intorno ai 5 caffè ogni dieci minuti. Proprio quella domenica il Kimbonik aveva ricevuto diversi messaggi da tutte le capitanerie di porto che avvertivano della presenza di iceberg sulla rotta, per via dell’inverno straordinariamente mite. Il comandante però non sembrava preoccupato: aveva dato ordine di mandare i motori avanti tutta, in più gli effetti devastanti della caffeina cominciavano a farsi sentire. L’uomo era in uno stato di eccitazione fuori dalla norma, soffriva di ansia, di insonnia e il suo sistema nervoso centrale cominciava a dare segni di squilibrio. Per esempio, alle 22:55 il marconista di bordo fu obbligato dal comandante a raggiungerlo in cabina per bere un caffè insieme. Il giovane telegrafista non si accorse di tutti gli avvertimenti circa il problema iceberg. Ore 23:40. Congedato il marconista, il capitano invitò la vedetta di turno a mollare il binocolo e raggiungerlo nella sua cabina per bere insieme a lui un altro caffè. Fu in quel momento che avvenne lo scontro. La nave strisciò la montagna di ghiaccio con la fiancata destra e l’iceberg squarciò le pareti di 5 compartimenti. Subito si diede ordine di chiudere i 16 compartimenti stagni per salvare i fuochisti. Ma non ce ne fu bisogno, perché anche loro erano nella cabina del comandante a bere un caffettino. Dopo lo schianto il capitano fu accompagnato – di forza - a prua per assicurarsi dell'importanza del danno. La notte era buia per mancanza della luna. Il mare sembrava nero e piatto per la mancanza di onde. “Cazzo che bello” disse il comandante notando l’iceberg, “sembra un’enorme zolletta di zucchero”. Ore 00:15. Il telegrafista cominciò a spedire messaggi di aiuto, ma l’effetto della caffeina gli impedì di dare un senso compiuto ai messaggi di S.O.S. Ore 00:25 Nella sala comando, davanti ad un buon caffè, il capitano convocò il progettista del piroscafo: “Si fidi” disse il tecnico “la nave affonderà in meno di un’ora”. Dopo qualche minuto di riflessione, il capitano ordinò un altro caffè. Poi ne ordinò un altro. Poi un altro ancora. Infine ordinò di imbarcare donne e bambini sulle scialuppe di salvataggio. Il panico, misto all’aroma di espresso si diffuse per tutto il piroscafo. Era cominciata la tragedia del Kimbonic. FINE PRIMA PARTE.

lo manda fra123 | 09:05 | commenti (25)

lunedì, marzo 08, 2004

PUBBLICITA’. Padre Cristoforo, venuto a conoscenza della triste storia di due giovani innamorati (Renzo e Lucia) decide di andare egli stesso a parlare col baldanzoso Don Rodrigo, sperando di ammansire con le buone il cuore feroce del prepotente signore. Don Rodrigo fa accomodare il frate in cucina. Piantato accanto ai fornelli con atteggiamento di prepotente altezzosità e indossando un delizioso grembiule a fiori, si degna di ascoltare la preghiera: quella di lasciare in pace Lucia e di consentire al matrimonio con il giovane Renzo. DON RODRIGO: Allora Padre, in che posso ubbidirle? PADRE CRISTOFORO: Vengo a proporle un atto di giustizia, a pregarla di una carità. Certi uomini di male affare, hanno usato il nome di vossignoria illustrissima per far paura a un povero curato ed impedirgli di compiere il suo dovere, quella di sposare Renzo e Lucia. Lei può, con una parola, confonder coloro, e la sua coscienza, il suo onore... DON RODRIGO: Lei mi parlerà della mia coscienza quando verrò a confessarmi da lei. Le dispiace se intanto finisco di preparare? PADRE CRISTOFORO: Faccia pure, si figuri. Tornando a noi, se ho detto cosa che le dispiaccia, è stato certamente contro la mia intenzione, ma si degni di ascoltarmi. DON RODRIGO: Sto ascoltando, sto ascoltando… scusi, può passarmi il mestolo per cortesia? PADRE CRISTOFORO: Tenga. Però, per amor del cielo, per quel Dio al cui cospetto dobbiamo tutti comparire non si ostini a negare una giustizia così facile, e così dovuta a dei poverelli... DON RODRIGO: Ehi! Padre, il rispetto che io porto al suo abito è grande, ma se qualche cosa potesse farmelo dimenticare, sarebbe il vederlo indosso a uno che ardisse di venirmi a fare la spia in casa. Ascolti, vuole fermarsi a cena? PADRE CRISTOFORO: Mmmm… in effetti il profumino è buono. Cosa sta preparando? DON RODRIGO: Per forza sente un profumino, questa è la Cassoela Comasca di Quattro Salti in Padella: costine, cotenne, testa, piedini, codino e altre deliziose parti del maiale cotte in un brodetto di cipolle, salvia, vino bianco e verze. Una verà specialità! Pronta in 5 minuti.. assaggi… PADRE CRISTOFORO: Grazie. Gnam mi ascolti gnam gnam signor don Rodrigo, gnam gnam e voglia il cielo che non venga gnam, gnam.. un giorno in cui si penta gnam gnam.. di non avermi ascoltato… gnam…. Per tutti i santi e per la Divina Provvidenza, questa cassoela è ottima. DON RODRIGO: Le piace, eh? Senta padre, facciamo una cosa: lei la smette con ‘ste prediche e io le preparo pure il Fritto Misto di Lago di Quattro Salti in Padella… ci metto meno di 7 minuti, che ne dice? PADRE CRISTOFORO: E la povera Lucia? Il povero Renzo? Il matrimonio? La mia coscienza? DON RODRIGO: Frate, che faccio, preparo? PADRE CRISTOFORO: Prepari, prepari. QUATTRO SALTI IN PADELA FINDUS. QUELLI BUONI, PER DAVVERO.

lo manda fra123 | 08:41 | commenti (24)

venerdì, marzo 05, 2004

Era diventata cieca d’improvviso, i suoi occhi non vedevano più la luce. Oggi Marcella, studentessa di Roma e guida turistica così, tanto per arrotondare, è tornata a vedere. L'intervento, il primo di questo tipo effettuato in Italia, è stato compiuto presso l'ospedale Fatebenefratelli di Milano dal professor Tromboni, primario dell'unità operativa di oculistica e direttore marketing di una nota multinazione, anche lui così, tanto per arrotondare. Era cominciato tutto un mese fa. L'opacizzazione improvvisa della cornea aveva provocato nella ragazza una rilevante diminuzione della vista che gradualmente era degenerata nella totale assenza di ogni percezione visiva. Per i medici si rivelò un vero e proprio caso clinico. Alla fine scoprirono che le cause erano molteplici: un trauma di natura fisica, infiammazione della cornea di origine batterica unita ad una distrofia di origine ereditaria. Insomma, le aveva tutte, una sfiga pazzesca. L’unico modo per recuperare la vista della ragazza era il trapianto di cornea, cioè la sostituzione di tessuto con una porzione equivalente di cornea sana proveniente da un donatore. L'équipe medica pensò subito di prelevare dall'occhio della madre un frammento di cornea dello spessore di 4 millimetri. L’ipotesi fu scartata quando scoprirono che il tessuto materno non era compatibile. Ma la soluzione era li, a portata di mano. “Signora” disse il professor Tromboni, “in questo momento non le sto parlando come primario di oculistica. In questo momento le sto parlando come direttore marketing: serve una Fiesta. “Ma dottore,” disse la madre “le sembra questo il momento di festeggiare?” ”Non ha capito signora… il problema di sua figlia è che non ci vede più dalla fame. Serve una Fiesta, mi dia retta.” La mamma di Marcella guardò il luminare esattamente come si guarda un malato di mente. “Si fidi” continuò il professore, “Fiesta nutre con la sostanza dei suoi ingredienti, pan di spagna, latte e uova, con in più tutto il gusto del cacao.” Subito partì la ricerca a tappeto della miracolosa merendina. L’èquipe guidata dal Professor Tromboni perlustrò a tappeto 25 Esselunga, 15 Coop, 10 Conad e 4 Despar. E andarono pure da Pam, perché l’anestesista aveva la tessera sconto. Niente, la Fiesta era esaurita ovunque. “Beh,” disse il professor Tromboni “guardiamo il lato positivo della cosa… vuol dire il prodotto funziona.” La mamma di Marcella lo fulminò con lo sguardo. A questo punto l’unica speranza era un donatore. Seguirono ore terribili, in attesa che da qualche parte d’Italia arrivasse la notizia di un donatore. L’appello partì immediatamente: serve urgentemente una Fiesta per una ragazza colpita da una malattia che non lascia scampo: non ci vede più dalla fame. Poi, la buona notizia: a Ostia, una bambina aveva ruifiutato di mangiare la sua Fiesta perché le faceva schifo. Subito i genitori diedero il consenso per la donazione. Un elicottero partì per Ostia. Tornò 45 minuti dopo con la Fiesta per Marcella. La ragazza avrebbe dovuto mangiarla il prima possibile. L’operazione si rivelò più difficile del previsto perché anche a Marcella la Fiesta faceva schifo. “Ma se fa schifo a tutti, come mai non si trova da nessuna parte?” domandò un’infermiera. “Magari piace solo a uno che si è comprato tutte le confezioni…” Tutti si voltarono verso il Professor Tromboni che diventò rosso. Tutto è bene quel che finisce bene. Al primo morso Marcella cominciò a recuperare due decimi di vista, e pian piano tornò a vedere la luce. Oggi Marcella vive felice. Ha comprato 30 tonnellate di Fiesta, perché non si sa mai.

lo manda fra123 | 08:59 | commenti (22)

giovedì, marzo 04, 2004

Sanremo. È partito anche quest’anno il 54° Festival del CHILAVAMEGLIO. Un avvio folgorante, con l’Ariston che per l’occasione sembra una lavatrice. E infatti è una lavatrice: risciaquo perfetto e riduzione massima dei consumi di acqua ed energia. Padrona di casa la Signora Erminia, casalinga sanremese, che per l’’occasione si presenta inguainata in un luccicante grembiule tempestato di Swarowski, circa venti chili di peso e di cambiali. Dopo i soliti convenevoli, inizia la gara. II primo a calcare (nel senso di lasciare un residuo) l'Ariston è DJ Calimero, insopportabile rapper nero: pettinatura a guscio d’uovo e voce da eunuco petulante. Propone la sua “AVA COME LAVA”, esecuzione che sicuramente piacerà ai più giovani, in particolare a quelli con un Q.I. inferiore alle media. Tra i nomi noti della serata ecco il favorito, Bio Presto Tabs che presenta “ATTIVO L’OSSIGENO”. Esecuzione perfetta e un pulito davvero impeccabile. Tocca ad un altro mito: Perlana Black Magic con una performance che probabilmente piacerà ai capi più delicati, “NO, T’HO DETTO CHE NON E’ NUOVO”, un messaggio difficile, che per essere capito ha bisogno di un doppio lavaggio. Ma si sa, il Festival è così: mai giudicare al primo lavaggio. Infatti, una volta dissoltosi completamente in acqua, Perlana rimuove totalmente anche le macchie più difficili. Decano del Festival, è la volta di Dixan Polvere che propone “PIU’ BIANCO DEL BIANCO” L’esecuzione è decisamente ordinaria, trascinante, ma non originalissima. Sua la battuta più bella del festival: "Avrò pure la mia età, ma sono ancora un bel fustino." Intanto la Signora Erminia ne approfitta per il secondo cambio d’abito: canotta grigio polvere con la scritta "Lavami" in strass, pantalone stampato con fantasie Mocho Vileda. La gara continua con Vernel Sensations Blu Oxygen e la sua meravigliosa “FIOR DI GELSOMINO” che al momento sembra la più bella esecuzione di questa edizione. È un sogno di morbidezza e freschezza che puoi sentire più lungo. Completamente rinnovato rispetto agli anni scorsi grazie alla sua nuova formula, Vernel penetra più in profondità nelle fibre rendendole più morbide e soffici, garantendo una straordinaria sensazione di freschezza. Insomma, una spanna sopra agli altri, soprattutto se paragonato ad un altro interprete, l’inossidabile Dash Bianco Marsiglia, il Toto Cutugno dei detersivi. Diciamo che della sua “PIU’ BIANCO NON SI PUO’” se ne poteva fare a meno, anche se magari piacerà ai più tradizionalisti. Terzo cambio per la Signora Erminia che si ripresenta con un sensualissimo vestaglione di lana all’uncinetto. Completava e abbelliva la sua figura, un paio di coloratissimi guanti Pirelli. I lavaggi continuano e scorrono via via tutti gli altri partecipanti: la simpatica marcetta militare di Bolt 2in1, l’esuberante General Polvere Freschezza Marina, e lo scatenatissimo Surf, che sicuramente sarà il prossimo tormentone estivo. Ultimo ad esibirsi, Coccolino concentrato, con una esecuzione forse troppo cerebrale, ma efficace soprattutto con le macchie di unto. Il Festival scivola via verso la conclusione, senza cedimenti significativi. Forse l’unico cedimento è quello della Signora Erminia, visibilmente provata dopo i ripetuti lavaggi e cambi di abito. Via al televoto e collegamento con il balcone per il Dopofestival dove i panni stesi sono già pronti per le abituali polemiche. E' il momento dei saluti, prima però è da segnalare il premio alla carriera per Mira Lanza.

lo manda fra123 | 08:43 | commenti (20)

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)

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